Archiwatch

Il Blog di Giorgio Muratore

Tettoia … fiorentina …

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Pietro Pagliardini: …

“Cristiano,
onestamente non vorrei rispondere ma è d’uopo chiarire che il tu a cui tu ti rivolgi sono io. Chi lo potrebbe capire, salvo io, te e il professore, dato che rispondi ad un mio commento di qualche post fa? Devo sanare perciò una palese asimmetria.
Inutile tentare di appropriarsi di quel giudizio di De Carlo, che non può replicare. Certo è che se io l’avessi chiamata “tettoia”, sarei stato giudicato offensivo. Tu la nobiliti definendola tettoia tettonica: cosa possano avere di tettonico quattro pilastri, ancorché di sezione consistente, ma, in relazione alla loro altezza, assolutamente esili, totalmente privi, anche in relazione al niente che sostengono, di qualsiasi relazione col terreno entro cui si infilano senza alcun elemento di mediazione, vorrei proprio capirlo.
Ma non ho bisogno della pur autorevolissima certificazione di De Carlo per affermare che quel progetto è sbagliato, non solo per come è stato risolto, ma proprio per l’idea stessa che quel luogo potesse richiedere un vuoto, invece che un pieno. Qualunque tettoia, o gazebo o pensilina è un doppio errore: di lettura del tessuto e di percezione dello spazio circostante.
Guardi una foto aerea e ti rendi conto che manca qualcosa, pensi ad un crollo. Non può essere una piazza, è un luogo assolutamente anti-nodale. E poi affaccia su uno slargo. E, infatti, se c’è qualcosa di decente in quel progetto di Isozaki è proprio la planimetria con l’inserimento della copertura, che inganna perché fa presumere altro. Invece cammini in quella strada e ti manca una parte di cortina stradale. Come non accorgersene!
Ma tu dici, per picca, che Isozaki è “un buon progettista, (competente, si suppone appassionato, dotato di standard operativi e professionali sconosciuti al 90% dei colleghi operanti in Italia”. A me non interessa un baffo sapere se Isozaki sia bravo o no, in assoluto. Io, da architetto e da professionista, lo so benissimo che è un grosso professionista. Lo so che certe posizioni si conquistano se dietro c’è qualcosa. Io, professionalmente, ho grande stima di Isozaki, ma la retorica, tua e di tutti coloro che si trastullano di architettura, per lavoro o per passione, proprio non la reggo. La visione romantica del creatore, del maestro è, a pensare bene, ridicola e infantile, a pensare male, strumentale ad uno scopo.
Il mio giudizio su Isozaki, in generale, è limitato alla compagnia di giro cui appartiene che, tutta insieme, sostenuta dai media e da collezionisti come te, se lasciata libera, imperverserebbe nelle nostre città lasciandosi pensiline, grattacieli (guarda caso ne fa uno a Milano) “oggetti” vari che con l’architettura hanno poco a che fare ma appartengono al mondo dello show e del business. Il discorso di De Carlo, che fai anche te, che quel progetto è brutto perché è brutto, è una ovvietà che non cambia niente nella sostanza. Quel progetto è brutto perché non potrebbe essere diversamente, perché se non fosse brutto, vale a dire originale, diverso, creativo, immaginifico, dissonante, che si pone all’evidenza pubblica, Isozaki non sarebbe Isozaki, non sarebbe una stella, cioè. Se quel progetto fosse stato normale, non avesse avuto nome, se fosse stato ricostruito un fronte stradale come avremmo potuto inneggiare all’archistar? Forse, dato che non capita mai, avreste gridato allo scandalo e avrebbe fatto notizia!
Sarai stato a Perugia, sarai salito con le scale mobili dentro la Rocca Paolina. Chi ha fatto quel progetto? Boh? Complimenti Arch. Boh, ma lei è uno sfigato, perché nessuno, se non da defunto, e mi auguro che non lo sia già, lo citerà nelle riviste, su di lei non si favoleggerà, non potrà rilasciare interviste meditabonde, non potrà raccontarci della sua sofferenza mentre inizia a lavorare su un progetto, non potrà farsi fotografare nella sua casa minimalista di Tokyo o Londra o New York. Però lei ha fatto, quasi 30 anni fa, un bel progetto e, guarda un po’, anche molto utile.
Non voglio pensare cosa sarebbe accaduto se fosse stato fatto per concorso, ovviamente vinto da uno della compagnia di giro.
Io rispetto e apprezzo la tua passione e, nell’ambito di quella, la tua competenza, ma quando resta privata. Quando diventa pubblica, cioè nel suo essere scuola e manifestarsi, è una sciagura per questo paese, negli altri facciano come vogliono.”

Saluti
Pietro

Written by Giorgio Muratore

8 febbraio 2010 alle 21:00

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All’Osteria …

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Marco Sedda: …

“Gentile signor D’agostino,

Le sfugge che qui tra anti-archi-star i commenti sono da Osteria e non da “bar sport”…

A me invece sfugge il significato del suo commento, cosa voleva comunicarci esattamente, evitando le tautologie?

Che le griglie fuori scala nei centri storici italiani scarseggiano? Che la pensilina è strutturalmente emozionante e assolverà al suo compito? Che la pensilina è brutta e fuori scala, greve nel vuoto bianco calatravesco?
Che se tagliano le zampe e aggiungono un lampione di 50mt possono almeno sperare di vincere l’America’s cup?

Davvero non si evince un suo giudizio sul progetto in oggetto.

Saluti”

Marco Sedda

P.S:
Oppure voleva semplicemente dire zitto e studia?

In tal caso, invece di commentare il bla bla bla con il bu bu bu, le consiglio Piero Ciampi…

M. S.

http://www.youtube.com/watch?v=x0_rWuvS750&feature=player_embedded

Written by Giorgio Muratore

8 febbraio 2010 alle 19:18

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Riciclaggio … alla romana …

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nei vecchi tronci ..

Written by Giorgio Muratore

7 febbraio 2010 alle 20:17

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Pietro Barucci … alla San Luca …

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Written by Giorgio Muratore

7 febbraio 2010 alle 19:27

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Pop … Cola …

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Cristiano Cossu: …

“De Carlo ha spiegato che il progetto di Isozaki è un progetto non eccellente non perchè, come dite voi della vulgata automatica salingarosiana, sia stato redatto da una cosiddetta archistar, ma più banalmente e logicamente e ordinariamente perchè il buon progettista Isozaki (competente, si suppone appassionato, dotato di standard operativi e professionali sconosciuti al 90% dei colleghi operanti in Italia) non ha saputo azzeccare il “come” del tema progettuale assegnato, non ha saputo o voluto esplicitare quella “elocutio” che avrebbe consentito alla splendida idea della loggia – così com’è, brutalmente “tettonica” – di tradursi in forma realmente calata nella realtà dello spazio e della storia fiorentina. Tutto qui, un progetto non riuscito, come ne capitano tanti anche ai grandi progettisti.
Ne consegue, per me, che è evidente come un simile compito sarebbe stato svolto molto bene da quegli architetti che fregandosene altamente dei cosiddetti desideri della gente – in realtà servendoli meglio di tanti altri chiacchieroni e sociologi improvvisati – delle litanie democraticiste dell’architettura che sarebbe di tutti, e consimili amenità da collezionisti di tappi di bottiglie di birra, avrebbero occupato il loro tempo di progetto con il pensiero ossessivo, elitario al 100% ma per forza di cose “creative”, non certo sociali, del dover comporre le idee di spazio più adeguate a quel luogo e poi tradurle in forma: architettura costruita, non ristoranti, peraltro amabili luoghi di grandi intuizioni compositive vergate con Pilot nera sui tovaglioli di carta paglia…
Se uno dovesse dar retta al tuo discorso “democratico”, dovrebbe logicamente depennare dall’elenco delle grandi architetture tutte le città costruite prima del Novecento: secolo nel quale fra uno sterminio e l’altro si è affacciata nel mondo ogni tanto un pò di vera democrazia in senso moderno.
Per me architettura e democrazia sono concetti separati. Bello quando si incontrano, è il sogno di tutti. Ma l’architetto è stato e resterà “servo” – si spera talentuoso – del principe, del capitale, di chi ha soldi e potere per costruire. Ogni tanto poi, la sera, Joze Plecnik sentiva mentre era chino sul tavolo da disegno come un’ala di angelo posarsi su di lui. Un attimo, un pensiero, un’idea, poi ricominciava a lavorare per se e quindi per il suo principe e quindi per il “popolo”. Altro che tappi di cocacola…”

saluti
C. C.

Written by Giorgio Muratore

7 febbraio 2010 alle 19:25

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Veltroni … se ritira … dallo Strega …

con 3 commenti

e chi se ne frega …

Written by Giorgio Muratore

7 febbraio 2010 alle 12:35

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Dia c’è …

con 3 commenti

Da Eduardo Alamaro: …

“Cari muratorini,
stasera sono contento, vi ho ritrovati. Vi avevo perso di vista. Vi avevo dato per defunti on line. Fine delle trasmissioni, oscurati nella notte fonda. Fine fronda!
Addolorato per la perdita, avevo scritto ad ottobre alla mia amica Isolabella di Posillipo ‘ncantata: “Ma ch’è successo al Muratore?, è schiattato con l’Archiwatch? Troppa fatica quel blog?”.
E quella, di risposta: “È un Mistero il blocco del blog di Muratore. Forse i potenti Dei dell’Architettura hanno chiuso le bocche dei loro criticlik!”
Invece no, vedo stasera che siete vivi e vegeti on line. E operosi come prima. Anzi più di prima.
“Pronti? Dia!”, ho spedito un messaggio nei giorni scorsi. E il Muratore l’ha raccolto e rilanciato. “Che bello!”, mi son detto: “il maschio Dio dell’architettura a Roma c’è. E anche a Napoli sirenusa la Dia c’è. Tutta on line, niente più carte e lunghe file, buste e bustarelle. Nelle 10 municipalità di Napoli, dal 1 febbraio scorso. Provare per credere. E cedere. (vedi informazioni e a modulistica in merito e demerito sul sito istituzionale www.comune.napoli.it, nda).
E’ una rivoluzione comoda, veloce, tracciabile. Lubrificata e trasparente, sicura e resistente. Come un new preservativo edilizio marca Bel fiore, Naples. Del quale io sono (anzi, tento di essere) umile e utile capostraff all’a/sessorato. Nonché s/coordinatore di “quelli della Dia”, un gruppo affiatato e puntuale. Che man mano si è simpatizzato lavorando. Che ha avuto l’unico merito di crederci. E di fare, nonostante tutto. E tutti.
Siamo la prima città d’Italia, Napoli, che manda on line l’intero antico incartamento e incantamento delle istanze di Dia. Compreso allegati, progetti e rendering fotorealistick. Con elaborazione, archiviazione, trasporto e conservazione eterna negli uffici edilizi comunali. Consultabile prossimamente anche dall’Antiabusivismo e dall’Autorità Giudiziaria giudiziosa, dietro protocollo d’intesa tra le parti.
Avete capito il miracolo telematico? Tutto comodamente dal vostro studio, muratorini miei napolitani. All’uopo ho ricevuto anche i complimenti di Isolabella, muratorina super, che mi ha scritto beffarda: “Che bello, complimenti: la DIA elettronica mi sembra un’ottima soluzione per evitare l’incontro con i Sangiacomini comunali!”
Abbiamo avuto anche i complimenti dal Ministero di Brunetta, l’antifannulloni per eccellenza. Quindi forse anche vostro. O almeno mio, che notoriamente sono un perdigiorno. E quando mi capita, volentieri un perdinotte. Finché tira l’antico capitello architettonico!
Alla fine del processo tecnico è stato varato, in tempi record, una campagna di comunicazione stampa, cronoca locale (La Repubblica, Il Corriere del Mezzogiorno, Il Mattino, Il Denaro, Il Napoli, Cronache di Napoli, City, Leggo, Roma, … fino a mercoledì prossimo, 10 febbraio). Ma anche uno spot televisivo. Fatto in casa, tra Napoli e New York, mirato, legato al luogo, per le tv locali (ma non per questo localistico). Come Canale 9 etc…
Mi pare, l’ho vissuto io, come un Intermezzo visivo d’Eldorado realizzato. Nato da un gioco di squadra. Da “quelli della Dia”. Un gioco coordinato, assolutamente voluto dal Belfiore assessor, che poi ha avuto in Giuseppe Cozzolino un implacabile organizzatore. E nel creativo Salvatore Sparavigna un assoluto visualizzatore. La Dia che buca la rete e fa goal!!!.
“Signora, non si preoccupi, ci Dia fiducia. Niente carte, tutto on line. E’ la Napoli vaco ‘e press non abusiva. Solo il tempo di un caffè!!”.
Non s’era mai visto, credo. Confezione e lancio del prodotto, in tempi stretti e con così pochi fondi. Ma è i Comune di Napoli o di Stoccolma? E’ centro destra o centro sinistra? O tutt’è due insieme? Altro che Mignottopolis. Qui è Dia-polis! Metropolis ove la Dia è salita al settimo cielo del web!! Così pare! Per far tutto questo c’è voluto un anno. Voi direte. “E vi pare poco?” E io vi rispondo, muratorini miei: “Provateci vuoi, con le resistenze del genius loci delle carte interessate sangiacomichine”.
Noi abbiamo fatto mattone su mattone, gradone su gradone, tutto a mano e poi on line. Come alla Villa di Malaparte a Capri. Per una bona parte nostra della commedia edilizia comunale.
Basta per oggi, devo andare. Ci risentiremo, ora che vi ho ritrovato nel web, Muratore permettendo!

Saluti cari,”

Eldorado

Written by Giorgio Muratore

7 febbraio 2010 alle 11:53

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Parole sante …

con 5 commenti

Sergio Cardone … a proposito di Firenze, ma non solo: …

“Sono assolutamente d’accordo con Pietro Pagliardini.
E a proposito del pericolo di questi giudici “silenziosi”, oltre che di questa tettoia nel centro di Firenze, questa brevissima intervista a Giancarlo De Carlo è illuminante:

http://www.youtube.com/watch?v=SdWjBVlkerY&feature=related

Giancarlo De Carlo …

una delle teste pensanti del Novecento italiano …

Pauca … intelligenti …

Written by Giorgio Muratore

5 febbraio 2010 alle 11:11

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Il ballo del mattone …

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Written by Giorgio Muratore

5 febbraio 2010 alle 11:01

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Torri antiche … Torri moderne …

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Da Silvio Talarico. …

“Avete visto che scandalo il vincoletto paesaggistico sull’Agro romano, ritagliato escludendo con precisione millimetrica la lottizzazione tor pagnotta 2 di Caltagirone, Santarelli e compagnia? E’ stato pubblicato sul sito del Ministero per i Beni Culturali che tra poco , se non verranno apposti i dovuti vincoli monumentali, verrà ricordato ai posteri come il Ministero per la distruzione dei Beni Culturali. Di certo non staremo con le mani in mano, vediamo come andrà a finire.. nel frattempo sarebbe opportuno raccogliere le adesioni per richiedere al Ministero di apporre i vincoli monumentali sul complesso della Tor Chiesaccia, sui casali dell’Agro e su tutte le altre aree ricche di beni monumentali di grandissimo pregio a rischio cementificazione”

Silvio Talarico
320 2928128

ps in allegato due considerazioni su diverse speculazioni alla romana

Dopo tante battaglie dei comitati cittadini qualche risultato..contrastato dai costruttori e dai politici di ogni schieramento.

Vincolo sull’Agro Romano.

Un vincoletto, quello emesso dalla Soprintendenza ai Beni Paesaggistici Storici e Ambientali del Comune di Roma per la zona di Agro Romano compresa tra le vie Ardeatina e Laurentina. Che non impedisce del tutto di costruire su questa zona, ma certamente, se venisse mantenuto, limiterebbe la portata di qualche lottizzazione incombente su quelle aree, di grande pregio per la presenza di importanti Beni Storico Monumentali oltre che di scorci paesaggistici di incomparabile bellezza.
Infatti l’apposizione del Vincolo renderebbe attivi i Piani di Tutela Paesaggistica che prescrivono le zone dove il divieto di costruire è assoluto e quelle dove si può costruire ma con grosse limitazioni.
Siamo andati a vedere le tavole allegate al Decreto e ci è balzato all’occhio che dalle zone sottoposte a tutela però è stata esclusa proprio quella interessata dalla maggiore presenza di beni monumentali che è anche quella più a rischio cementificazione, ricadendo nell’area dove si vorrebbe costruire la lottizzazione “Tor Pagnotta2” quasi due milioni di metri cubi collocati con manovre per nulla legittime persino sulle aree destinate a verde nel Piano regolatore e a ridosso del complesso monumentale.
Eppure su quest’area i Piani di Tutela Paesaggistica predisposti dalla Regione su delega dello Stato, prescrivevano il divieto assoluto di edificare se non per un’area molto ristretta, e per un’altezza massima degli edifici che non poteva superare i 10 metri nella parte centrale e i 7 in quella laterale..  Il funzionario della Soprintendenza incaricato dell’istruttoria avviata, è bene saperlo, solo grazie alla richiesta di un Coordinamento di Comitati e Associazioni locali e al lavoro di ricerca del rappresentante di questi ultimi, rilevò dopo sopralluoghi e rilievi andati avanti per quasi due anni, che su quest’area doveva essere apposto un vincolo monumentale.
Questo tipo di vincolo, a differenza di quello paesaggistico, limita realmente la possibilità di edificare sulle zone protette. L’istruttoria però fu messa da parte e, solo dopo una serie di diffide, fu avviata una lentissima procedura per l’avvio di un vincolo di cui però ora non si sa nulla, visto che, appunto, il vincolo pubblicizzato sui principali mezzi di informazione parte dai confini di Tor Pagnotta 2.
Il Consiglio Superiore per i Beni Architettonici non solo ha di recente ratificato il vincolo paesaggistico,  ma ha pure aggiunto la richiesta alla Soprintendenza di avviare le dovute istruttorie sui Beni Monumentali. Ciò che in effetti aveva pure rilevato il responsabile incaricato dell’istruttoria, al quale non erano certo sfuggiti particolari interessanti sulla vicenda, quale, ad esempio, che ai bordi della lottizzazione erano state vincolate due case cantoniere senza però poi andare avanti vincolando il complesso medievale della Tor Chiesaccia e dei Casali di Bonifica dell’Agro Romano che certamente rivestono un interesse storico non poco più grande. Per fare un paragone è come se qualcuno andasse a vincolare le mura attorno al Colosseo ma non il Colosseo.
Rilevò pure che, in modo assai singolare e misterioso, l’istruttoria sulla Torre avviata con la redazione di una scheda fu poi interrotta e messa in un cassetto, e che un suo collega  nel 2004 diede un parere favorevole alla lottizzazione e all’addossamento di nuovi edifici a pochi metri dal monumento che costituisce uno dei cosiddetti unicum in fatto di campi fortificati di epoca medievale, le cosiddette, “domus cultae”, senza fare alcuna istruttoria preventiva e senza accorgersi che sulla Torre esiseva un vincolo emesso con decreto regionale fin dal lontano 1983.
Questa ed altre “leggerezze” concessero ai costruttori di proseguire pressoché indisturbati fino all’approvazione della lottizzazione e delle successive modifiche al progetto apportate dal Comune con una semplice frase inserita in una nuova Delibera: “alcuni comparti edilizi vengono traslati per consentire una maggiore distanza dal complesso monumentale della Tor Chiesaccia”: in realtà  invece quei comparti non esistevano fino  a quel momento ma venivano aggiunti e con quella manovra non si aumentava la distanza ma si addossavano case sui beni monumentali.
Chi si accorse di tutto ciò non fu certo la Soprintendenza, ma il rappresentante del Coordinamento che denunciò in ogni sede quell’inganno, dalla Vigilanza Regionale per l’Edilizia a quella per l’Ambiente fino alla Procura e che richiese alla Soprintendenza di rilevare e apporre i dovuti vincoli visto che i beni erano già vincolati per Legge in quanto ricadevano su terreni appartenuti o acquisiti alla proprietà pubblica.
Credo sia utile sottolineare che l’articolo 9 della Costituzione tutela i Beni Paesaggistici e monumentali come patrimonio nazionale, e per far ciò si avvale del Ministero per i Beni Culturali e delle relative Soprintendenze e Direzioni Regionali, sotto la super visione del Consiglio Superiore, e che le Regioni siano state delegate a proteggere il Paesaggio attraverso al redazione dei cosiddetti Piani di Tutela Paesaggistica. Questi ultimi redigono tutte le prescrizioni per la protezione del paesaggio e dei beni archeologici e monumentali su mappe dettagliate corredate di relazione, ma poi per un cavillo inserito a posteriori da qualcuno che evidentemente non vedeva di buon occhio tali prescrizioni, queste ultime diventavano realmente da applicarsi alla lettera solo in caso di vincolo emesso con apposito decreto dalla Regione o dalla Soprintendenza.
In questo modo però, se le Soprintendenze non intervengono, tutte le belle parole contenute nei Piani di Tutela rimangono tali e, di fatto, visto il mancato intervento delle stesse, consentono a chi vuole speculare di farlo anche sui siti di grande valore.
Ci sta da aggiungere poi che, per quanto riguarda Roma, nella fretta delle dimissioni dell’ex Sindaco, fu addirittura predisposta una Conferenza tra Comune e Regione per accelerare non la protezione ma il sostanziale smantellamento di quel poco di protezione di cui il Paesaggio avrebbe dovuto godere, in quanto il Comune presentò la richiesta di togliere i vincoli su tutte le zone destinate a edificazione, e la Regione accolse tali richieste nel 95% dei casi.
In questo modo la Regione, contravvenendo alla delega di tutelare il Paesaggio, si poneva in una situazione giuridica di mancato rispetto dell’Articolo 9 della Costituzione.
Appena la Soprintendenza monumentale ha emesso il vincolo, Regione, Comune e Provincia, pur governate da esponenti politici di fazioni opposte, si sono ritrovate unite assieme ai costruttori nell’opporsi al vincolo anche con atti formali, con i quali in sostanza si oppongono a quell’articolo costituzionale che pone il patrimonio paesaggistico e storico monumentale sotto la tutela come bene supremo del Paese. Stesso accordo politici costruttori a livello locale municipale, dove è stato convocato un consiglio straordinario e approvata una mozione per l’opposizione al vincolo, nonostante la decisa opposizione dei cittadini presenti. Un consigliere nel suo intervento non ha esitato a diffondere notizie false tipo che il Vincolo avrebbe bloccato la costruzione di strade  e rotatorie, fatto non vero poiché le opere stradali di pubblica utilità vanno in deroga ai Vincoli Paesaggistici, come appunto è successo con il raddoppio e le rotatorie della Laurentina nel tratto esterno al Raccordo realizzate su zone a Tutela Paesaggistica Integrale. I cittadini hanno reagito con una “Festa dell’Agro”, manifestazione pacifica organizzata attorno ai Beni che si dovrebbero proteggere con spettacoli di teatro e di danza.
Lo scollamento tra politici e cittadini ha così raggiunto livelli di guardia.
L’opposizione dei politici alla Tutela del Patrimonio lascia i cittadini increduli e un esponente politico è arrivato addirittura a minacciare il protagonista della battaglia per l’apposizione del vincolo presente in aula e intervenuto per dichiarare la sua incredulità a un provvedimento di opposizione alla stessa Costituzione e Legge nazionale. Non si era mai visto uno spettacolo così deprimente, neanche negli anni del “sacco di Roma”.

I comitati cittadini chiedono il recupero e l’impiego immediato degli oneri per la viabilità dell’Eur.

Quale destino per le Torri delle Finanze?

Le Torri delle Finanze, che si ergevano maestose sul Laghetto dell’Eur, tra il palazzo dell’Eni e il ponte della Colombo in ingresso a Roma, furono costruite alla fine degli anni’50 su progetto dell’architetto Ligini. Fino a qualche anno fa ospitavano la sede dell’omonimo Ministero dove ogni giorno migliaia di impiegati e lo stesso Ministro svolgevano il proprio lavoro. La sede era facilmente raggiungibile con le fermate della Metropolitana B all’Eur  distanti poche decine di metri dall’ingresso delle Torri,
A un certo punto qualcuno al Ministero decise di vendere il complesso edilizio che fino a quel momento era di proprietà pubblica a privati. Le Torri furono così “cartolarizzate” passando in mano a una cordata di imprenditori privati Gli impiegati vennero trasferiti per la maggior parte in un nuovo complesso di uffici costruiti ai bordi del Raccordo Anulare, nei pressi dell’uscita Laurentina. Una sfortuna per i poveri lavoratori i quali furono obbligati a veri tours de force, dovendo arrivare ogni giorno negli uffici sperduti sui bordi della campagna romana in un punto raggiungibile unicamente con una stradina stretta e isolata(via Carucci) o con un solo autobus navetta che parte dalla Metro B Laurentina.  Gli effetti di questo trasferimento sono stati devastanti sia per gli impiegati, i quali ora si recano quasi tutti al lavoro in auto incrementando in modo esponenziale il traffico sulla via Laurentina ormai completamente paralizzata negli orari di entrata e uscita dagli uffici, che per le tasche dei contribuenti, i quali prima non pagavano nulla per tenere gli impiegati nelle Torri di proprietà pubblica ma oggi devono sborsare cifre consistenti per l’affitto degli edifici di via Carucci. Un danno enorme per gli impiegati del Ministero per l’erario e per il funzionamento di un intero quadrante cittadino. Ma una immensa fortuna per il costruttore della nuova sede delle Finanze, il quale incassa bei soldoni, affittando al Ministero un gigantesco complesso di uffici che sarebbe stato molto difficile poter collocare sul mercato privato. Sull’operazione incombono altre ombre: gli uffici di via Carucci furono costruiti senza rispettare le norme paesaggistiche e architettoniche in quanto nell’area era presente più di un casale antico con annessa azienda agricola, di cui oggi rimane solo un edificio circondato da palazzoni come il Generale Custer e Fort Apache; non si capisce inoltre se ci sia stata una gara pubblica per assegnare la nuova sede a questo piuttosto che a un altro imprenditore. Stesse ombre sull’operazione delle Torri: anzitutto, come sottolineato dall’urbanista prof. Samperi, le normative del Piano Regolatore non consentono la trasformazione di uffici in residenze di lusso, in quanto l’Eur è stato classificato come tessuto storico della città.  Si è quindi partiti da un provvedimento emanato dall’allora facente le funzioni del Sindaco, il Commissario straordinario Morcone, il quale, lungi dal procedere alla reggenza garantendo l’operatività ordinaria del Campidoglio in attesa della nomina del nuovo Sindaco, si occupò anche di far partire l’operazione di demolizione e cambio di destinazione d’uso delle Torri delle Finanze. L’operazione sarebbe partita usando una sorta di trucco per aggirare l’impedimento dato dalle norme del Piano Regolatore, stralciando esattamente il perimetro delle Torri dalla Carta della Qualità che proteggeva gli edifici storici. Di fronte a questa manovra si è levata forte la contestazione dei cittadini, riuniti in un Coordinamento, che in ogni sede si sono dichiarati contrari alla demolizione e cambio di destinazione d’uso, richiedendo la conservazione perlomeno dei profili attuali e la destinazione d’uso non residenziale. Ciò anche in considerazione del fatto che al posto di quello che costituiva il grande parcheggio a servizio del Ministero, si sta costruendo il nuovo Palazzo dei Congressi,  la Nuvola di Fuksas. Il Municipio XII ha dato parere favorevole alla demolizione a condizione che gli oneri di urbanizzazione vengano spesi sul territorio dell’Eur. Per l’occasione gli oneri verrebbero addirittura versati al Comune con una sorta di rateizzazione e questa notizia ha lasciato ancor più allibiti i cittadini e gli urbanisti presenti.Nelle Commissioni urbanistiche dovrebbero essere apportate delle modifiche alle infrastrutture previste con gli oneri di urbanizzazione ma, al momento, non pare che vengano accolte le richieste dei cittadini, i quali attendono al varco gli esiti che usciranno dalla Delibera del  Consiglio Comunale. Promettendo azioni giudiziarie in caso di mancato accoglimento delle loro richieste a tutela delle normative e della possibile violazione dell’architettura e del paesaggio di quel quartiere presente sui principali testi di architettura di tutto il mondo. La loro richiesta è semplice: le Torri devono rimanere dello stesso profilo e con la stessa destinazione d’uso attuale. E gli oneri debbono essere realmente e puntualmente versati al Comune, per evitare che accada ciò che è già successo con l’edificio di piazza dei Navigatori, costruito con una serie inenarrabili di circostanze quali l’acquisizione per usucapione e per le cui licenze edilizia era prescritta in cambio come onere per il costruttore la realizzazione del sottopasso alla Colombo. L’edificio di piazza dei Navigatori è ormai ultimato ma del sottopasso e dei relativi oneri non ci sta neanche traccia. Succederà lo stesso anche per le Torri dell’Eur?

Written by Giorgio Muratore

5 febbraio 2010 alle 10:13

Pubblicato in Architettura