No Cad … No Arch. ..
Riceviamo da Roberta Pazzani a commento dell’immagine del Normandie di Cassandre: …
“Caro prof, è tanto che non ci sentiamo!
In questi giorni(ormai quasi disoccupata) ho avuto modo di visionare il blog e di scriverci un pò su.
Questa immagine mi ha fatto ripensare a quanto abbiamo perso con l’utilizzo dei cad per il disegno tridimensionale: nonostante sia possibile vedere “l’oggetto” architettonico completamente, nella sua interezza in breve tempo; nonostante sia possibile inserirlo nell’ambiente circostante in maniera pressochè reale, non rende comunque giustizia al nostro lavoro di architetti, di custodi della filosofia e della estetica del costruire, perchè la visione che abbiamo rimane fredda e innaturale e fuori da ogni contesto e infine la realizzazione finale è come un disegno cad! Non c’è più la vibrazione e/o la sbavatura che dava e al disegno e alla realizzazione il nostro pensiero e il nostro “fare”. Conosco molti periti e geometri(!!) che sanno realizzare dei disegni cad fantastici, meglio di noi architetti: e sono tutti felici! i piccoli committenti, i grandi committenti… perchè “vedono” bene l’oggetto. Ma l’architetto lo ha in testa, l’oggetto, ed è l’unico che può progettarlo, disegnarlo, realizzarlo… è l’unico che può renderlo credibile e veramente vero. Eppure anche noi architetti ci siamo convertiti al cad tridimensionale, che ha comunque cambiato il modo di progettare e di fare architettura: infatti non esiste più una linea, una direzione che ci dia il segno di una architettura attuale, ma è un calderone di geometrie,volumi ammassati, vuoti veramente vuoti che creano confusione ora e non danno neanche una visionaria, geniale,vera immagine del futuro.
E’ questa la via che sta seguendo l’architettura?
Sono veramente pochi quelli che si salvano! e questo non solo a livello planetario, ma soprattutto nella nostra piccola e mediocre Italia!, dove parlare di architettura e “farla”, nella pratica edilizia giornaliera, è veramente impossibile!!
Se non sai progettare con cad tridimensionale, non sei un architetto! allora è meglio un geometra! Che tristezza…”
R.P.
Il segreto delle nove righe …
Michele e (il segreto del)le nove righe …
“ben trovato maestro, e’ con piacere che mi tornano a mente le sue parole se lei si ricorda di me puo’ essere per un solo motivo, anzi due in una conferenza parlando del progetto di meyer per l’ara pacis (non era ancora stato costruito) accenno’ scherzosamente con Paolo Portoghesi al segreto delle nove righe intendendo che ormai non le conosceva piu’ nessuno allora io studente icuriosito come un’allodola mi avvicinai dopo la conferenza e le chiesi di svelarmi il segreto fu un momonto toccante lei mi prese da parte si chino’ un pochino socchiuse l’occhiale e mi disse “..ne parliamo domani a lezione” tengo in mente bene il segreto non lo svelo mai a nessuno e la buona architettura ne risente ma non mi ricordera’ per questo piu’ recente, due estati fa’ la accompagnai in una passeggiata serale nel vecchio “Cinema Volturno” ora “Volturno Occupato” fu bello averla li tra teatranti ed occupanti indifferenti (per la rima) una persona (lei) che godeva dello spazio almeno quanto me come le accennai in quella occasione non mi occupavo piu’ di architettura non mi ero neanche laureato alla fine (e non lo sono ancora) sono ora nella danza teatro-danza come si dice e sono a berlino da tre mesi con l’intenzione di rimanere ebbene dimenticati l’architettura e gli spazi occupati finalmente libero in una lingua che non capisco vado a vedere, la settimana scorsa, una performance in uno spazio che dicono fico rieccoci fisicamente seduti su di uno sdraio nell’interno di una piscina svuotata dell’acqua (ex piscina ora occupata nella zona do Wedding) a vedere un documentario sul riutilizzo degli spazi urbani in germania sottotitoli in inglese a seguire dibattito con le grandi teste dell’urbanistica tedesca lo schema e’ lo stesso i temi gli stessi ad un certo punto si parla anche di cosa lasciare e cosa buttare giu’ si parla di Schloss e della musealizzazione di parti di citta’…. li le confesso avrei voluto intervenire…e dire a roma ci siamo gia’ arrivati (almeno questo)!!! dulcis in fundo ma propio alla fine ce stata pure la domanda (legittimissima) di chi sono i mandanti dell’utima edilizia a berlino ovviamente senza risposta —- come da copione— non me l’aspettavo maestro ho pensato a lei l’architettura e’ tutta intorno non ce scampo ed a dire il vero Berlino mi disorienta e mi delizia, con affetto la saluto“
michele gatta
Materia scivolosa … molto … scivolosa …
Il misterioso Pi … risponde a S. M.: …
“Il testo di Sergio Marzetti è lungo e appassionato, vedo che condivide la preoccupazione per lo stato di abbandono e incuria in cui le nostre città si ritrovano, e credo che questa emergenza debba avere la priorità assoluta nelle attenzioni di tutti, massimamente di coloro che amministrano e delle persone avvedute e colte, che pure esistono, questo blog ne è una dimostrazione.
Confesso che lo scatenamento delle polemiche ogni volta che un architetto di nome riesce a costruire qualcosa di rilievo dalle nostre parti non mi appassiona per niente. Si tratta di eventi molto sporadici, a fronte di una attività edificatoria travolgente che procede impetuosa e indisturbata, alla faccia delle crisi e delle recessioni. Restando a Roma: l’agro romano è divorato pezzo a pezzo, gigantesche iniziative immobiliari si dispiegano in tutte le direzioni. Ogni volta che vado all’aeroporto di Fiumicino rimango allibito vedendo quello che cresce di qua e di là dall’autostrada, non tanto per la qualità delle architetture (che forse non sono neanche tutte orrende) ma per l’evidente assenza del benché minimo disegno strategico all’altezza della dimensione degli interventi e adeguato a quello che una capitale come Roma meriterebbe. A fronte di questi fatti confesso che accapigliarsi su Hadid o Fuksas, soprattutto per descriverli come poveri semianalfabeti del mestiere, non lo trovo né utile né interessante. Come non capisco l’eterna questione del rapporto con il cosiddetto “contesto”. Come detto, il 95% di quello che si è costruito o si va costruendo a Roma e altrove in Italia non ha minimamente la preoccupazione di riferirsi e rapportarsi ad alcunché. E’ ricorrente questo richiamare l’immagine dell’astronave marziana quando si esaminano queste sparute opere di rilievo che qua e là, con grande fatica, vengono alla luce. Si potrebbe dimostrare che la storia dell’architettura, dalle piramidi al Guggenheim della Quinta Strada, è quasi sempre uno lungo elenco di opposizioni al contesto, e che questo rapporto dialettico e conflittuale con il mondo circostante è spesso il sale stesso della qualità delle opere passate alla storia. La nostra è una materia scivolosa, perché tutto sommato si può sostenere qualunque tesi, e in fondo qui sta il bello del parlare di architettura, questo blog ne è la interessantissima dimostrazione.”
Pi












