Roma … Velodromo addio …
Quando interviene la commissione per gli “stabili pericolanti” è fatta …
la proprietà tira un sospiro di sollievo … gli amministratori sorridono soddisfatti … i manager si fregano le mani …i tecnici si danno di gomito … e i politici intonano le loro litanie … (e gli architetti? … dipende …)
Questa volta tocca al velodromo olimpico … una delle opere più significative dell’EUR democristiana … un vero “capolavoro” degli anni cinquanta che fa bella mostra di sé in tutte le “storie” sul secondo dopoguerra romano … realizzato da Cesare Ligini, Dagoberto Ortensi e Silvano Ricci … tra il ‘58 e il ‘59 …
abbiamo più volte segnalato le intenzioni speculative dell’attuale gestione di quella che un tempo fu l’E’42 …
oggi non ci resta che registrare l’evolversi sordido di una sinistra sequenza che porterà ineluttabilmente all’abbattimento con tanto di TG e quant’altro in tempi ormai prossimi …
scriveva Claudio Marincola sulle pagine de “Il Messaggero”, qualche giorno fa:
“«Stabile pericolante, area interdetta per motivi di pubblica sicurezza». La scritta è apparsa qualche tempo fa sulla cancellata che circonda le tribune e la pista …
come un epitaffio, segna la fine ufficiale e ingloriosa di un impianto che aveva fatto sognare …
La commissione stabili pericolanti ne ha decretato la morte per abbattimento. L’Eur spa ha emesso il bando che scadeva il 14 gennaio scorso per assegnare i lavori. Verrà raso al suolo. Solo dieci ditte iperspecializzate sono in grado di farlo, smaltirne calcinacci, disperderne polveri e ceneri …
Se gli appelli di chi vorrebbe salvarlo non verranno ascoltati, se, insomma, non ci saranno ripensamenti dell’ultim’ora, la condanna verrà eseguita tramite caterpillar …
La decisione, in realtà, non è stata ancora presa. Cosicché demolire il Velodromo, sia pure per motivi di sicurezza, vorrebbe dire anticipare in parte la sentenza che sta per essere emessa da una commissione ad hoc. Ne fanno parte docenti universitari, architetti del Comune, consulenti di Eur spa …
«La commissione sta concludendo i suoi lavori – conferma l’assessore all’Urbanistica, Roberto Morassut – entro febbraio si arriverà ad una definizione. È una scelta, importante, delicata, vogliamo che il concorso internazionale che seguirà sia accompagnato da livelli di massima qualità in linea con le proposte economiche e con la progettazione architettonica».
Morassut lascia intendere che molti paletti sono già stati fissati, che «nella nuova proposta si dovrà tener conto delle preesistenze», e dunque «ispirarsi alle linee originarie, non certo a quelle di un grattacielo», assicurando al tempo stesso una quota «di parcheggi e di servizi pubblici». «Nel frattempo – conclude l’assessore – l’Eur spa continuerà a vigilare …
L’orientamento è ricostruirlo conservandone lo sky line.” …
oltre al danno … la beffa …
Vi sembra questo un paese civile … appena “normale”? …
che approfitta anche del fatto che il “monumento” non ha l’età … per massacrare a piacimento il “patrimonio”?
Anche in questo caso che fa Rutelli? che fa la DARC?







Giornate autunnali romane, il velodromo allo sfascio è un belvedere. Perchè dagli spalti della vittima cadente, laddove sale l’ultimo anello del “crescent” e si imposta una arditissima copertura in acciaio, con cerniere in vista e sbalzi impressionanti,la panoramica dei carnefici ci si mostra davanti in tutto il suo splendore: torrino sud, chiuso tra il quartier generale Q8 e il nuovo Castellaccio by Studio Transit…Se si volge lo sguardo…l’istituto Massimiliano Massimo, bellissimo l’auditorium di Passarelli…Per vedere il resto bisogna salire le dure rampe di Via Tiberiade…Lì nei pressi, Via Umberto Tupini è testimonianza di una mano non proprio invisibile.
Una mano ancora molto pesante, che dopo aver partorito il suo figlio migliore, piu del flaminio, piu del palazzetto (che, ironia non proprio della sorte, sta a piazza apollodoro…), ora compie l’ultimo atto di un destino temo segnato da tempo.
Destino forse ben presente a chi nel 1960 il velodromo lo “costruiva”, fondandolo solo sotto il corpo centrale, quello coperto, e lasciando il resto degli spalti alla debole resistenza della sola terra di riporto. Non a caso la sua vita sportiva e architettonica è durata solo sette anni. Chiuso per dissesti statici, purtroppo solo ora se ne parla, dopo soli 40 anni…ora che forse non c’è davvero più niente da fare. Ora frana anche sotto un piede. Pero finchè siete in tempo un salto fatecelo, visioni piranesiane vi attendono!
filippo de dominicis
6 febbraio 2007 alle 21:37
P.S. non fatevi intimorire dalla cancellata, sul lato lungo via del ciclismo, una grata è aperta per consentire l’accesso a coloro che sotto le strutture hanno trovato riparo stabile. Dirigetevi sulla sinistra,attenzione alla trincea che ospitava gli accessi alla tribuna nord, e godetevi lo spettacolo.Mi raccomando, arrivate fin sulla tribuna centrale, avendo cura di testare la resistenza della gradinata ad ogni passo…sono di polistirolo ormai, reggendovi a quel che resta dei sostegni in ferro..e soprattutto, scendete le scale per vedere quello che c’è sotto la tribuna!!Nessuno vi dirà nulla, nonostante i foglietti minacciosi….
filippo de dominicis
6 febbraio 2007 alle 21:44
Fascino della rovina…
In attesa dei giocattoloni del prossimo olandese, ben fondati s’intende…
Cristiano Cossu
7 febbraio 2007 alle 10:24
Andrò… grazie per le informazioni su come entrare.
marco melani
8 febbraio 2007 alle 09:03
caro giorgio, ti mando oggi un testo che avevo buttato giù in aggiunta ad uno scritto di Paolo Desideri sulle vicende del municipio di Fiumicino.Penso che sia più che attuale anche se scritto due mesi fa.
a presto Giangi
Sì, il grave insulto perpetrato ai danni del Municipio di Fiumicino (Anselmi) con le volgari ed ingiustificate superfetazioni, reclama attenzione ed esige una forte protesta. Come del resto la esigono le sconcertanti proposte di aggiunte “gazebiche” al verde dell’Eur (De Vico), laddove sarebbe sufficiente una continua e attenta manutenzione, per recuperare uno dei progetti più interessanti di parco urbano del primo dopoguerra, capace di mediare tra le complessità funzionali presenti nel luogo.
La sufficienza, l’indifferenza, con la quale le amministrazioni trattano il nostro patrimonio edilizio contemporaneo, sembrano coincidere con un’efficienza demolitoria che caratterizza sempre più spesso le politiche di riqualificazione urbana.
E così all’affronto mediante superfetazione autorizzata, si aggiunge la cancellazione risanatrice di stampo quasi Haussmanniano.
Così si considera “occasione straordinaria”, che le torri del Ministero delle Finanze (Ligini, Ortensi e altri), già superfetate per motivi di messa a norma, siano oggetto di attenzione non per riportarle al loro aspetto originale ma per sostituirle con cubature più redditizie e coperte da illustri garanzie (Piano).
Stesso destino per lo splendido Velodromo Olimpico dell’Eur (Ligini, Ortensi e altri), abbandonato, per grave negligenza, al degrado ed alla conseguente instabilità strutturale.
Pochi anni fa, si erano avanzate ipotesi di demolizione, spero rientrate, dello stadio Flaminio (Nervi) a causa della non convenienza economica dei restauri necessari, rapportati all’uso futuro possibile. Non mi stupirei se a breve subirà l’onta devastante di una “redditizia” superfetazione.
Invece, sorte definitivamente mortale, hanno subito i ponti del Laurentino (Barucci), imputati, loro e loro soltanto, di degrado ambientale, come se per non far scrivere sui muri delle case bastasse demolirli.
Trova anche spazio e credito, la querelle “Demoliamo o non Demoliamo” che insegue periodicamente il Corviale (Fiorentino e altri).
Personalmente credo che allo stesso ambito problematico, possa essere ascritta la vicenda Morpurgo/Arapacis/Meier, dove le urgenze, le ragioni dell’intervento, e il programma di rinnovo urbano complessivo non sono mai state dimostrate e che per l’esigenza di avere un impatto firmato, si sono ribaltati i percorsi logici del progetto e della condivisione.
L’elenco è sicuramente incompleto e limitato ad una sola realtà urbana, quella romana, ma sarebbe molto facile l’ampliamento del catalogo.
L’opposizione personale è doverosa e sicuramente utile ma richiede di essere supportata da una maggiore presenza istituzionale, affidando un ruolo di peso realmente deliberativo e responsabile alle strutture ministeriali come la DARC, affiancate dalle Università, dalle importanti istituzioni (DOCOMOMO), che da tempo operano in questo senso quasi sempre inascoltate.
Giangi d’Ardia
Roma, 21\12\ 2006
PS: Oggi la Repubblica, dedica la prima pagina, alla futura demolizione firmata delle torri dell’EUR, accompagnate da un Editoriale di Miriam Mafai: Quando l’architettura è leggerezza. Se la leggerezza è quella con la quale si è, da parte di un grande architetto, arrivati alla cancellazione di una importante opera dell’architettura Romana, sono d’accordo. Purtroppo non è così.
Allego una vecchia foto delle Torri come mio personale omaggio a Cesare Ligini.
Roma, 9\2\ 2007
Giangi D'Ardia
9 febbraio 2007 alle 16:42
Buonasera a tutti, sono una studentessa di architettura, è piu di un anno che sto elaborando la mia tesi sul velodromo….il mio intervento è rapido e semplice, cosa ne pensate di una tesi sul velodromo ?
simona di petris
22 febbraio 2007 alle 16:49
Gentile Simona, non essendo docente universitario posso esprimerle un parere da semplice professionista. Se la sua tesi ha l’obiettivivo di proporre modalità di restauro dell’architettura “moderna”, soggetta a rapida obsolescenza per l’applicazione di tecniche non ancora perfezionate al tempo in cui gli edifici furono costruiti, sono d’accordo e penso che il suo sia un impegno meritevole di considerazione. Purtroppo, gli edifici “moderni” sono oggetto di aggressione da parte delle pubbliche istituzioni che vogliono fregiarsi con qualche fiore dello star system dell’architettura globale. Perciò sono disposti a tutto, anche a passare sul cadavere della propria memoria storica. A Napoli è stata demolita e ricostruita l’Arena Flegrea nella Mostra d’Oltremare per volontà dello stesso progettista che aveva avuto la fortuna di realizzarla quando aveva appena ventitre anni. Altri edifici, come le Vele di Secondigliano, scompaiono al brillar delle micromine, lì dove si confonde l’estetica con l’etica. Altri, invece, ideologicamente supportati, pur appartenendo allo stesso filone architettonico funzional- razionalista, sono conservati ed eccessivamente esaltati. Altri ancora sono stravolti da restauri , si fa per dire, che ne cambiano i connotati. È capitato a un apiccola stazione a Fuorigrotta, in puro stile razionalista, trasformata con orpelli decorativi da secessione viennese, in contrasto con la semplicità e chiarezza strutturale dell’edificio originario. Ed erano gli abbellimenti per i mondiali ‘90 !
isabella guarini
23 febbraio 2007 alle 08:04
a milano sorte incerta attende il velodromo vigorelli, impianto che vanta storia e gloria sportiva senza pari ma giace da tempo abbandonato e inutilizzato. si trova nel bel mezzo dell’area della storica Fiera, un’area centralissima e oggetto di un progetto di riqualificazione che ha destato polemiche e contestazioni.
http://www.quartierefiera.org
al vigorelli è stato da qualche anno dedicato un sito, anche con l’obiettivo di tenerne vivo il ricordo anche qualora dovessero arrivare le ruspe. forse puo’ essere interessante per simona che elabora una tesi sul velodromo.
http://www.vigorelli.org
stefano dragonetti
1 marzo 2007 alle 11:14
ormai tutto è deciso. dove sono tutte quelle persone perbene che dicevano, ricostruire l’esistente per preservare alle nuove generazioni un mondo possibile. ora rimane solo il buio e la volonta dei poteri forti di distruggre l’esistente, per spostare il velodromo al laurentino magari con una pista ciclabile
tonino floris
14 ottobre 2007 alle 18:58
credo di vivere in un mondo assurdo in cui qualche pazzoide consiglia visite clandestine in luoghi piu’ che pericolosi per vedere la struttura architettonica fatiscente e squallida di un cancro sociale come il velodromo dell’eur
in quale modo si dovrebbe secondo questi geni della matita rimodernare una citta’ gia’ di per suo difficile da modificare ma che in alcuni casi non creando particolari problematiche si potrebbe fare.quella stuttura non puo’ essere salvata se non abbattendola e riedificando stavolta si con delle fondazioni stabili senza alzare lo skyline
roberta scoppetta
30 ottobre 2007 alle 19:07
cancro sociale?!!?ma sai che vuol dire cancro?!!? se cancro volesse dire isolamento, emarginazione, discriminazione, se cancro fosse una parola adatta per la situazione che vivevano coloro che sotto la tribuna centrale del velodromo avevano trovato rifugio creando una piccola comunità, allora….
il cancro, quello vero, che sta paralizzando la nostra città, lo trovi attraversando via dell’oceano indiano…torrinonord, mostacciano…quello della nuova jeunesse dorée romana, le cui aspirazioni vanno di pari passo con quelle volgari e provinciali del costruttore cannibali di turno, che fugge dalla città per un modello che lo scimmiotta….
filippo de dominicis
30 ottobre 2007 alle 23:22
vergogna sindaco + ente eur.. il velodromo eur un gioiello va giu..
irene
8 febbraio 2008 alle 11:50
il velodromo è un pezzo della nostra storia, del nostro vissuto quoiidiano. che costa racconteremo alle nuove generazioni e ai nostri figli se non siamo capaci di preservare l’esistente …. magari modificando alle nuove realtà. il velodromo era un punto di riferimento di tanti grandi campioni piu o meno bravi a spingere il pedale. personalmente non ho nulla contro la costruzione del nuovo velodromo al laurentino, ma quello dell’eur era un pezzo della nostra storia della bici.
tonino floris
25 febbraio 2008 alle 20:55
[...] L’opera risale alla fine degli anni Cinquanta e al momento si prevede di farla saltare in aria. Lo prevedeva la giunta Veltroni e a quanto pare lo prevede anche la giunta Alemanno. Mentre questo testo va on-line le ruspe potrebbero già aver fatto il loro lavoro. Protestano i comitati che si oppongono alla speculazione edilizia e gli appassionati di architettura. Ci sarebbe anche un vincolo della Soprintendenza. Ma siamo o non siamo il Popolo delle Libertà? [...]
Il velodromo dell’Eur « Cose più giovani di Silvio Berlusconi
23 luglio 2008 alle 15:26
ruspe?? roba da dilettanti…. TRITOLO!!
Luca Milan
25 luglio 2008 alle 08:39
Ecco, se n’è andato ieri, intorno alle 18.
Un vero peccato aver lasciato andare in rovina una struttura così bella.
Se lo avessero anche solo affittato per concerti estivi avrebbero potuto mantenerlo.
La zona sta cambiando radicalmente, gli effetti di Euroma2 sul traffico già si sono parzialmente visti…
L’Ansa e il video della demolizione:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_730945554.html
Gemma
25 luglio 2008 alle 12:53
[...] Seguendo le indicazioni sui commenti di questo post di Archiwatch, sono andato a vedere la condizione del velodromo olimpico dell’Eur. Per entrare, a vostro rischio e pericolo, dato che in ogni angolo campeggiano minatori cartelli di divieto, si deve alzare una grata della rete di recinzione nell’ingresso di via del ciclismo. Questo ingresso è usato da alcune persone che vivono sotto la tribuna minore, non so chi siano, se migranti o chi altro, dato che ho solo visto uscire una persona quando stavo per arrivare. Entrati nel recinto si salgono le scale, facendo attenzione a dove si mettono i piedi, si arriva sino all’anello che gira tutto intorno alle tribune. Lo spettacolo è senza dubbio affascinante, la forma sinuosa del bordo superiore che dialoga con quello che rimane della pista, la tribuna centrale con la sua copertura metallica appare lontana e senza una scala dimensionale precisa. La storia di quest’architettura, sfortunata sin dall’inizio per problemi statici, ora ci lascia solo un rudere e un’opaca immagine del suo antico splendore, le immagini in bianco e nero ci riportano contrasti bicromatici e quasi metallici di questa dinamica forma. [...]
Velodromo olimpico di Roma (RIP) « Sbagliando s’impera
26 luglio 2008 alle 16:39
“zabrinski Point” o “11 settembre 2001″ ?…
manuela marchesi
27 luglio 2008 alle 13:50
Mia figlia Luisa ha conseguito, a Gennaio 2004, la laurea in Architettura V.O. presso la Terza Università di Roma, discutendo una tesi sulla ristrutturazione e sul riuso del velodromo olimico all’E.U.R. Nella tesi era analizzato in dettaglio lo stato di degrado, e venivano ipotizzati alcuni interventi per il recupero ed il riuso di almeno parte delle strutture. La tesi comprendeva inoltre un modello 3D del velodromo stesso ed un filmato simulante un giro “virtuale” della pista, come lo avrebbe visto un ciclista.
Piero Pratesi
30 luglio 2008 alle 14:35
…finalmente lo hanno abbattuto, era una struttura inutile, fatiscente, pericolante.Nasceranno nuovi servizi ed una piscina olimpionica ( a Roma sud non ce ne e’ neanche una che funzioni in inverno e sia adibita ad allenamenti).
Per i nostalgici dell’architettura anni ‘50 c’e’ da chiedersi se sarebbe costato di piu’ restaurarlo oppure abbatterlo. Io non ho dubbi in merito
roberto
5 settembre 2008 alle 15:51
Una piccola segnalazione a mesi di distanza:
http://degradoroma.giovani.it/diari/2952113/24_luglio_2008_una_nube_di_amianto_su_roma.html
Alessandro Ranellucci jr
9 febbraio 2009 alle 16:03
Ma sui materiali che furono utilizzati per costruirlo, non si sa nulla?
In quegli anni si costruiva con cementoamianto, la struttura è stata fatta esplodere provocando una enorme nuvola…..ed in quella giornata, un forte vento attraversava la zona.
W l’italia.
Massimiliano
8 maggio 2009 alle 10:21
In uno dei testi capitali di nostro mastro Muratore, si auspicava appunto la rivisitazione del patrimonio architettonico moderno ” per una storia dell’architettura contemporanea come storia del prodotto edilizio e dell’innovazione tecnologica”… In ” Cantieri romani del novecento”.
Una competenza costruttiva più diffusa sarebbe un buon indice di civiltà…
emanuele arteniesi
8 maggio 2009 alle 20:56