Questa scritta in sovrimpressione, mi ha richiamato alla memoria ciò che vidi alcuni anni fa in Svizzera lungo l’autostrada che portava verso Lucerna (ci stavamo recando in visita a Ronchamp).
Di lato all’autostrada era stato costruito un “cubo” di c.a. di dimensioni minori e diverso ma che rieccheggia questo fuksiano a Foligno. Orbene per far comprendere al viaggiatore che era una chiesa, era stato appiccicato sulla parete un cartello della segnaletica stradale che indica la direzione per raggiungere una chiesa. Sintomatico, mi pare…
riguardando la foto, col senno di poi, mi sembra che questa foto col fumetto ci deve stimolare all’arduo tema del rapporto forma – funzione e cioè una sottesa critica al cubo perchè non sembra una chiesa e quindi “la forma segue la funzione”…??? anche antonio c. sembra dire la stessa cosa col suo racconto svizzero.
Archiwatch è un Blog creato da Giorgio Muratore per pubblicare scritti, pensieri e articoli sull’architettura di oggi.
Scrivi a giorgio.muratore@archiwatch.it
Si, ma l’è un papero, nun decorato (sced).
Biz
21 maggio 2009 alle 14:13
Questa scritta in sovrimpressione, mi ha richiamato alla memoria ciò che vidi alcuni anni fa in Svizzera lungo l’autostrada che portava verso Lucerna (ci stavamo recando in visita a Ronchamp).
Di lato all’autostrada era stato costruito un “cubo” di c.a. di dimensioni minori e diverso ma che rieccheggia questo fuksiano a Foligno. Orbene per far comprendere al viaggiatore che era una chiesa, era stato appiccicato sulla parete un cartello della segnaletica stradale che indica la direzione per raggiungere una chiesa. Sintomatico, mi pare…
Antonio C.
21 maggio 2009 alle 18:08
…altra inserzione ardta…pure meglio del rosone.
giovanni marmugi
21 maggio 2009 alle 19:56
riguardando la foto, col senno di poi, mi sembra che questa foto col fumetto ci deve stimolare all’arduo tema del rapporto forma – funzione e cioè una sottesa critica al cubo perchè non sembra una chiesa e quindi “la forma segue la funzione”…??? anche antonio c. sembra dire la stessa cosa col suo racconto svizzero.
giovanni marmugi
22 maggio 2009 alle 22:16