Archiwatch

Il Blog di Giorgio Muratore

Archivio per gennaio 2010

Venezia sta affondando, … Roma è affogata, … e Napoli? …

Da un gruppo di ex studenti della Facoltà di Napoli: …

Venezia sta affondando, Roma è affogata… e Napoli?

“Francesco Venezia, da ricercatore, è stato il nostro maestro, a Napoli; quando vinse il concorso a cattedra ed il consiglio della nostra facoltà, allora presieduto da Uberto Siola, decise di non chiamarlo, noi, già studenti appassionati, facemmo una lotta dura, sottoscrivemmo una petizione, ma niente fu possibile: da quel momento, assieme al maestro, per una giusta maledizione, ebbene si, da noi invocata, l’architettura ha lasciato per sempre la scuola di Napoli. oggi è il nulla!”

Altro che riforme …

Ci vorrebbe …

il Diluvio …

Universale…

Scritto da Giorgio Muratore

31 gennaio 2010 alle 11:32

Pubblicato in Architettura

Venezia … da Venezia a Roma … magari …

Sergio … da Venezia: …

“A Vallegiulia per la seconda volta arriva un docente dell’Iuav e, dai commenti del Prof. Muratore, pare si si tratti di un’occasione piacevole per tornare a ragionare di Architettura (la prima volta con Carmassi, questa volta con Venezia). Commenti ai quali mi devo attenere non avendo potuto assistere a nessuna delle due lezioni.
Da studente della (ei fu) Scuola di Venezia faccio un’osservazione che ai più risulterà banale: in entrambi i casi si tratta di docenti Iuav che, con la Scuola di Venezia nell’accezione in cui siamo abituati a pensare, hanno poco da spartire sia per formazione personale (entrambi mi pare non abbiano studiato nella Scuola di Samonà) che per “affiliazioni” a presunte genealogie culturali (le cosiddette scuole di pensiero) più radicate nella tradizione Iuav.
In un certo senso entrambi sono “smarcati” da etichette. Aggiungo: per loro fortuna! (oltre che per loro merito!).
Durante la discussione della laurea triennale il Preside (che era Presidente della commissione) mi chiese: “secondo Lei esiste ancora la Scuola di Venezia?”. Ingenuamente risposi di si, ritenendo che le differenze presenti oggi nel corpo docente rispondessero ancora a quel requisito fondamentale per la Scuola di Samonà: la varietà di pensiero (e quindi la varietà come valore aggiunto).
Oggi, a qualche mese di distanza e con un semestre della laurea magistrale alle spalle, mi sono ricreduto. Come qualcuno molto più acuto di me ha già osservato, la Scuola di Venezia sta affondando vertiginosamente nella torbida laguna. Ho l’impressione che nonostante gli sforzi di pochi, la ricerca di una identità da ritrovare sia ancora troppo vaga, incerta. Certo, il Ministero e le farraginose declaratorie e riforme non aiutano..ma non penso basti a scaricare i sensi di colpa.
In una Scuola che non ha fatto alcuna fatica a dimenticare in fretta Aldo Rossi (e nella quale, al contrario, l’eredità tafuriana continua a produrre frutti) non si riescono a cogliere neanche i contributi di persone e professionisti seri (e per me la serietà è direttamente proporzionale al silenzio delle parole e alle urla delle opere realizzate o progettate) come Carmassi e Venezia, ai quali viene dato sempre troppo poco spazio rispetto a quanto meriterebbero. E invece si continua a lasciare spazio a chi, in fondo, non ha nulla da dire.
Qualche settimana fa un docente deluso dai risultati dei suoi studenti a fine semestre (ops, a fine bimestre..perché tale è!) ha detto: “ricordiamoci che questa è la Scuola in cui ha insegnato Carlo Scarpa! Pensiamoci!”.
E’ vero: noi studenti dovremmo ricordarcene più spesso. Ma anche a molti docenti bisognerebbe rispondere: “ricordiamoci che questa è la Scuola in cui ha insegnato Carlo Scarpa! Pensiamoci!”. Appunto..noi e voi.”


Se la Scuola di Venezia sta affondando …
quella de Roma … da mo’ … che s’è affogata …

Scritto da Giorgio Muratore

30 gennaio 2010 alle 20:33

Pubblicato in Architettura

Con amarezza …

Sergio Marzetti: …
“Non voglio essere più amaro di quanto sia accettabile e necessario. Ma il bello della nostra esistenza è che tutto in qualche modo si lega. Per me la conclusione di questo impianto pensato in una casa brasiliana (Meier dalla California, Zaha dalla Britannia! Li andiamo a cercare sempre più lontano, eh?!), cominciato tanti anni fa, coincide con la discussione che abbiamo avuto sulla Costa degli Ometti di Caniggia. Perchè é quello che é? Perchè sta lì? Perchè quella forma? Capisco meglio, davanti all’ultima opera di Niemeyer, la critica di Bruno Zevi su di lui. La facilità, e non nego qualche volta la felicità, di uno schizzo che diventa subito dopo opera finita, sine ira ac studio. L’ira che ti fa affrontare i problemi che ti vedi davanti nella loro complessità e lo studio che ti fa sudare le proverbiali sette camicie per trovare la soluzione più congrua. Si voleva encomiabilmente costruire, in un luogo destinato alla musica per buona parte dell’anno, uno spazio chiuso perchè la fruizione potesse estendersi per dodici mesi. Quindi correttamente all’interno osserviamo un Auditorium voltato che mi ricorda la Sala Paolo VI o Aula Nervi in Vaticano. C’é l’occhio tondo al posto delle vetrate ovali, c’é la palpebra aperta sul mare al posto della esplosiva scultura di Pericle Fazzini ma per il resto mi sembra un gesto debole al quale si cominciano a dare, vecchio vizio, ironici nomi. Ha cominciato inconsapevolmente lo stesso Bassolino che ha evocato un foglio di carta, una nuvola o addirittura l’occhio di Magritte. Sarà! Isabella, maliziosa, mi pare abbia evocato, foglio per foglio, il rotolo di carta igienica. Chissà se visto dal mare possa far pensare ad una Horcynus Horca, al pescecane di Pinocchio o alla balena di Giona. Non che voglia esaltare più di tanto il contesto di tipiche case costiere (oramai non posso più osservare la sempre accattivante Costiera Amalfitana, le isole del Golfo (vero, Ischia?) senza chiedermi quanto abusivismo e illegalità approfittano della indistruttibile bellezza del luogo per mimetizzarsi) ma almeno quello é il rapporto con il suolo e con gli elementi materici costruttivi. Chissà! Anche adesso, forse, Richard Wagner vi potrebbe trovare, nell’equilibrio di architettura alta e bassa con la Natura, motivi per nuove ispirazioni. Ma quel ruggito sul mare che cosa potrebbe dirgli? Forse il progettista, uomo veramente progressista e indefettibile comunista, poteva, ispirandosi ancora alla Sala Nervi, dare una risposta esplicita alle esigenze dell’ambiente e del risparmio energetico: installare sul tetto curvo del suo edificio un impianto fotovoltaico per rendere quanto più possibile autosufficiente l’Auditorium.”

S.M.

Sine ira ac studio …
non ci sarà mai niente …

Scritto da Giorgio Muratore

30 gennaio 2010 alle 20:05

Pubblicato in Architettura

Francesco Venezia a Valle Giulia …

Semplicemente: … mitico

sull’onda della luce …

da Palazzolo Acreide a Stoccolma …

Scritto da Giorgio Muratore

29 gennaio 2010 alle 20:15

Pubblicato in Architettura

Entrare … nella città eterna …

Scritto da Giorgio Muratore

29 gennaio 2010 alle 20:03

Pubblicato in Architettura

Parole grosse …

LOGISTICA AMBIENTALE …

Scritto da Giorgio Muratore

29 gennaio 2010 alle 20:01

Pubblicato in Architettura

Campagna Dia on line Napoli …

Da: “Alamaro Eduardo”
Oggetto: Campagna Dia on line Napoli
“Pronti? Dia, dal 1 febbraio on line al Comune di Napoli. Dio forse non c’è più. Ma la Dia in Bel fiore c’è. Provare per credere!”

Quotidiano – 3-3.pdf
4X3 – 3-6.pdf

Scritto da Giorgio Muratore

29 gennaio 2010 alle 19:40

Pubblicato in Architettura

Cosa demolire …

Scritto da Giorgio Muratore

29 gennaio 2010 alle 19:38

Pubblicato in Architettura

Così o così …

Senza parole,

da Isabella Guarini


Caro prof. Muratore io ci provo!

Scritto da Giorgio Muratore

29 gennaio 2010 alle 17:58

Pubblicato in Architettura

Finalmente qualcuno s’incazza … 2 …

Finalmente …

Riceviamo da un misterioso anonimo che si firma … chissà mai perché … Sapone, … Randazzo, …Rugaruga, … E Basta …
questi affettuosi commenti …

Sapone
ma professore prenda uno studente che sia in grado di darle suggerimenti per la veste grafica lei è la morte dell’architettura altro che citazioni, traslazioni, rimandi. Avete un ben strano concetto di forma voi in italia.

Randazzo
ma ba-sta!!! con questi commentucoli.
largo ai professionisti

Rugaruga
vai a vendere pizze.
o chiama gente seria per scrivere articoli, professionisti per pontificare, grafici per seguire l’immagine.

E basta
Muratori e basta.
Visto la paupertà degli argomenti,
paga almeno un grafico per dare rilievo alle idee.

E basta
a muratò pari più mbarzamato del trapassato canella.

… … …

Che dire?
nessuno ti ha cercato quindi, …

ma oggi siamo ben disposti …non mandiamo a fare in culo nessuno e siamo pure in vena di qualche spiegazione …

l’altro giorno a Roma pioveva … e come pioveva … e mi sono infilato nel primo portone aperto … Borromini … Bernini … vabbè le solite cose, ma la Nave proprio era troppo …

La Colombo … si … er modellone della Cristoforo Colombo che quann’ero regazzino me scorevva sur naso alla galleria de Termini … Beh … che te devo di’ … me so’ sentito Fellini cor Rex …

sai noi in Italia … magari a Roma … quanno piove …

Comunque sia …

passim dar web

“Sotto i colori della Italia di Navigazione furono varate navi splendide e leggendarie, tutte gestite sotto l’insegna dell’eleganza e del cosiddetto Italian Style: all’interno arredamenti sontuosi, eleganti saloni, dipinti, quadri, murales di grandi artisti, oggetti di design, cabine lussuose e confortevoli. All’esterno ampi spazi aperti, verande, bar, immensi ponti di passeggiata e piscine. …
Dal punto di vista dell’architettura navale, i transatlantici italiani furono tra i più belli al mondo …
Le navi dirette in nord America erano caratterizzate fino al 1965 dall’elegante livrea nera delle murate bordata in oro …”


Il Transatlantico della Moda

Il 20 febbraio 1956, dal transatlantico Cristoforo Colombo sbarcano a New York otto indossatrici di sangue blu, otto bellissime dell’aristocrazia italiana prestate alla moda: Lorian Gaetani Lovatelli per Antonelli, Maria Teresa Siciliana di Rende per Schuberth, Consuelo Crespi per Fabiani, Diamante Capponi Cornaggia Medici per Veneziani, Mita Corti Colonna di Cesar& per Carosa, Kiki Brandolini d’Adda per Marucelli, Barbara Biscareti di Ruffia per Capucci, Jacqueline Borgia per Simonetta.

L’idea è stata di Bista Giorgini, istigatore di una moda autenticamente italiana e organizzatore delle sfilate fiorentine. È un impazzimento di flash, di deliri mondani che coinvolgono anche Salvador Dalì, Marilyn Monroe ed Elsa Maxwell, cronista del pettegolezzo hollywoodiano. È una girandola di ribalte televisive: quelle del Dave Garroway Show (23 milioni di spettatori), di Home (11 milioni), del Jack Parr Show (10 milioni), dell’Igor Cassini show (14 milioni). La resa pubblicitaria è enorme, il successo dilagante. La responsabile del settore moda per la rete Nbc si rammarica di non poter contare, per i programmi dedicati alle collezioni parigine, su una “versione francese di Giorgini”. …

Poi … La Dolce Vita …

Scritto da Giorgio Muratore

27 gennaio 2010 alle 19:03

Pubblicato in Architettura

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