Archivio per febbraio 2010
Brasini … Inail …
La sede storica dell’INAIL a Roma
Il Palazzo in via IV Novembre,
a cura di Elisabetta Procida,
Milano, 2009.
Cento di questi giorni …
Bunker Architecture …
Andrea Trincardi: …
“Egregio professore,
Le vicende del caso “protezione civile” mi hanno fatto scoprire il costruendo nuovo palazzo del cinema al Lido di Venezia.
Pare si tratti non di “un’architettura simbolica ed espressiva, ma la risposta precisa alle richieste funzionali del bando di concorso. Negando l’edificio-oggetto si rigenera la condizione primitiva del rapporto tra luogo e mare, mediato dalla linea dell’orizzonte. Scala, materiali e dettagli prevalgono sul linguaggio.” ao?
Ancora per chi non lo capisse dai rendering notturni “La sala è il perno di una composizione urbana che integra piazza e mare , giardino e natura, Casinò e nuovo Palazzo del Cinema. Affossata nel terreno (difatti è 10 m. sotto il livello del mare ndr) così da non entrare in conflitto con la scala del minuto tessuto urbano del Lido, la grande sala è vetrata sul lato del giardino. La struttura longitudinale è lunga circa novanta metri, ben visibile, rivestita di un sistema composito di resina e materiali naturali color terra, e rende l’architettura metafisica, senza scala ed enigmatica, come il luogo preciso in cui si trova.
E’ la vetrata della grande sala a rappresentarne la transizione con il mondo esterno e con il giardino in particolare. La vetrata è anche momento di riflessione sul tema del vetro: tema di sintesi tra Venezia, l’architettura moderna e la pellicola cinematografica.”
Pare che i sub della protezione civile si stiano già allenando per salvare le Stars del Cinemà a rischio di affogamento dopo una sciroccata di settembre.
Per pura associazione visiva le allego alcune foto di bunker sulla spiaggia realizzate da Paul Virilio e pubblicate con il titolo Bunker Archeologie, Les Editions du Demi-Cercle, Parigi 1991
Facciamoci coraggio”
A.T.
Sopravvivere … a Roma …
E’ tutto in regola …
Danilo Nuccetelli: …
“Angelo Balducci e la banda della maglietta potevano essere fermati già sei anni fa al tempo della costruzione della mitica Buvette della Biblioteca del Senato.Con lo scudo spaziale di un decreto di secretazione firmato da Giovanni Spadolini, passato da dieci anni a vita migliore, si realizzava sul tetto del Palazzo della Minerva, accanto alla cupola del Pantheon, un accrocco di vetro, rame, ferro, cemento e cazzi vari, destinato a offrire pranzi, ricevimenti e salemelecchi ai Senatori che avessero avuto il coraggio di cimentarsi anche solo per finta con qualche tomo della biblioteca ospitata nello stabile.Direttore dei lavori, progettista, supervisore, superman, l’allora Provveditore alle Opere Pubbliche del Lazio Balducci Angelo. Pagatore e firmatario del decreto di secretazione in nome e per conto del defunto Spadolini, l’allora e per sempre Segretario Generale del Senato Antonio Malaschini. Autorizzazione della Soprintendenza a firma della di lui moglie Elvira Caiano,compentente per un altro settore della Città ma stretta collaboratrice del Sovrintendente, Superintendente Martines.Impresa appaltatrice: se non era Anemone padre era qualcuno del giro di Fiano Romano che per decenni ha avuto il monopolio dei lavori secretati.Uscite le foto dell’”opera” sui giornali, Balducci dichiara, come adesso agli inquirenti di Firenze,”E’ tutto in regola”. Il Senatore Cutrufo, un nome, una garanzia, sceglie il pensiero alato: “E’ un opera meravigliosa”. Il Sindaco di Roma Veltroni Walter, coerente con la sua cifra letteraria, casca dalle nuvole.Il Presidente del Senato Marcello Pera prima gioca la carta del nascondino:”Non ne sapevo nulla”.Quando poi gli si mostra una monografia costata centomila euri centomila a sua prefazione con i rendering della Buvette che avrebbe dovuto spaziare su quello che resta di Roma, elegantemente ordina: “Sia smontata la Buvette e se ne faccia un padiglione giochi per i bambini leucemici dell’Istituto di Ematologia di via Benevento”.Costo dell’operazione: una milionata di euri per fare e un altra per disfare, sempre in regime di secretazione e sempre con la direzine del servitore dello Stato Balducci. Altri esiti: il fotogenico Ministro dei Beni Culturali e Ambientali, Rutelli Francesco, promuove Balducci direttore megagalattico, il Sindaco Veltroni si prende una sua stretta, strettissima, collaboratrice come capo del dipartimento Lavori Pubblici del Comune, il Capo della Protezione Civile Bertolaso, memore dei fasti dell’Agenzia del Giubileo del 2000, alle cui glorie tutti e due contribuirono lo nomina subcommissario di tutto il subcommissariabile.Malaschini è al suo posto, la mogliera pure, Craxi è stato santificato dalla Residenza dei Papi, Papi impazza, un pezzo della Buvette ancora si misura con la bellezza della cupola del Pantheon e la nave va.Dicono” D.N.
Arezzo … Fortezza
Pietro Pagliardini: …
“Gent. mo professore
Vorrei sottoporre alla sua attenzione e a quella dei muratorini questo caso “di scuola” di un intervento di restauro e riuso.
Al culmine della collina su cui Arezzo è adagiata, incombe la Fortezza Medicea, opera di Antonio da Sangallo il Giovane, che da tempo necessita di restauro. Meritoriamente l’amministrazione comunale ha deciso di procedere al restauro, ovviamente con annesso riuso.
Da tempo circolava un progetto redatto in collaborazione con l’Università di Firenze ma ora è stato presentato alla ciittadinanza in una mostra e da questa sono state prese le foto, purtroppo scattate di fretta con cellulare.
Mi piacerebbe sentire qualche giudizio su questo progetto che ritengo possa attirare la curiosità e l’interesse di molti e sia un caso “di scuola”, appunto, per capire lo stato attuale del “restauro” in Italia.
Il Bastione nella foto è parzialmente crollato e se ne prevede la “ricostruzione” con una scala-ascensore vetrata che “riprende” la forma originaria, come si capisce dallo schema planimetrico. Mi scuso per le poche immagini e per le pochissime informazioni ma un’opinione generale mi sembra che sia comunque possibile farsela.
Per il momento non vorrei esprimere la mia personale opinione perchè sono realmente interessato a sentire più voci.
Saluti
P. P.
Italia sparita …
Un paradiso per i piccioni … 2
Non ci piace ripeterci e, tantomeno, citarci …
ma …
rileggendo queste due righe sull’inaugurazione del Palazzo delle Esposizioni a via Nazionale … Archiwatch … del 10.09.07 …
ci siamo messi a ridere da soli: …
“ … ed effettivamente quella “serra” già appare come un vero paradiso per stormi di pennuti e di rapaci capitolini …”
scusaceti, …
ma …
ci accontentiamo di poco …
Centrale Tennis … Casa delle armi e dintorni …
Caro prof. Muratore, piove sul bagnato (sospenderanno l’incontro?!?)
IL CASO BALDUCCI E IL FRONTE GIUDIZIARIO NELL’URBE
Protezione civile, indaga anche Roma:
sospetti sull’appalto per il Foro Italico
Dopo gli arresti per i lavori alla Maddalena,
sotto inchiesta nell’Urbe 10 funzionari e imprenditori
ROMA – La ristrutturazione dello stadio centrale del tennis al Foro italico e la realizzazione del Museo dello sport italiano a Tor Vergata. Sono due appalti dei Mondiali di nuoto che, in base all’ordinanza di custodia cautelare di Firenze, sono finiti sotto inchiesta. Entrambi sarebbero stati aggiudicati a società riferibili a Diego Anemone, il costruttore romano finito in manette. L’imprenditore è stato socio di Filippo Balducci, figlio di Angelo, anch’egli arrestato ieri, nel Salaria Sport Village, il primo circolo sequestrato nell’inchiesta su Roma 2009.
Il sequestro di una parte del Salario Sport Village nel corso dell’inchiesta sui Mondiali di Nuoto a Roma
Dai Mondiali di nuoto al G8 alla Maddalena al 150° anniversario dell’Unità d’Italia: nel mirino di piazzale Clodio ci sono i «Grandi eventi» più recenti. Un’inchiesta a 360?, a differenza di quella di Firenze che punta solo agli appalti in Sardegna. Ma le ipotesi investigative sono analoghe: cantieri affidati a ditte legate ai funzionari responsabili delle procedure, affari di famiglia o quasi, in ballo centinaia di milioni di euro. Mentre il filone su Roma 2009 è in drittura d’arrivo e quello sulla feste del 2011 è agli inizi, per il G8 alla Maddalena le verifiche sono in corso.
Una decina di imprenditori e funzionari pubblici sono indagati per corruzione e abuso d’ufficio, tra cui i quattro arrestati ieri: oltre ad Anemone e a Balducci, ex commissario straordinario dei Mondiali di nuoto, ex «soggetto attuatore» degli appalti del G8, ex capo dell’«unità di missione» del 150? anniversario dell’Unità d’Italia e, oggi, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, l’elenco comprende Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, successori di Balducci l’uno per il G8 e l’altro per il 2011.
Alla Maddalena, ipotizzano i pm Sergio Colaiocco e Assunta Cocomello, potrebbe essersi ripetuto lo «schema» del Salaria Sport Village, ancora sotto sequestro perché sarebbe stato violato un vincolo ambientale. La struttura nel 2004 era stata acquistata dalla Società sportiva romana di Filippo Balducci e di Anemone, che dopo pochi mesi avevano ceduto le quote alle fiduciarie Stube e Fidear. A settembre 2008 la costruzione di 160 mila metri cubi per i Mondiali era stata affidata alla Redim, legata alla moglie dell’imprenditore arrestato, Vanessa Pascucci.
La piscina del Foro Italico usata per i Mondiali di nuoto (Eidon)
Gli arresti toscani hanno provocato sconcerto a piazzale Clodio. I pm Colaiocco e Cocomello hanno trascorso un’ora e mezza chiusi nell’ufficio del capo, Giovanni Ferrara. Le due procure avevano deciso di collaborare (c’è stato un incontro alcuni giorni fa e un altro era in programma per la settimana prossima) e invece i pm fiorentini non hanno informato i colleghi romani del blitz.
La spiegazione starebbe nel fatto che la procura di Firenze ha iscritto a «modello 21» l’aggiunto Achille Toro, a capo del pool dei reati contro la pubblica amministrazione, e suo figlio Camillo, che lavora in una società di servizi pubblici. L’accusa, di rivelazione di segreto d’ufficio, sarebbe supportata da intercettazioni relative all’inchiesta romana sul G8. Le conversazioni avvengono fra due indagati. Nella prima, uno di loro promette all’altro: «Parlo con Camillo, il figlio del procuratore Toro». Nell’altra, l’indagato riferisce l’esito del colloquio: «Ho parlato con Camillo, ho saputo che la cosa è grave».
Toro replica attraverso il procuratore: «Non ho violato nessun segreto, mi difenderò». Anche nel 2006 il magistrato era finito sul registro degli indagati per rivelazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta sulle scalate bancarie, ma alla fine era arrivata l’archiviazione. Dei «Grandi eventi» Toro ha deciso che «non ne vuole più sapere», per il momento però non lascerà la guida del gruppo che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione. E l’inchiesta? «Andrà avanti – precisa Ferrara -. La vicenda di Toro è solo un incidente».
Lavinia Di Gianvito
l’articolo a pag. 7 in Cronaca di Roma
sul Corriere della Sera
11 febbraio 2010
Una domanda sempre attuale …
Salvatore D’Agostino: …
Una domanda sempre attuale
“A proposito delle recenti vicende giudiziarie che da Firenze, passano da Roma attraversano la Maddalena e arrivano temporaneamente all’Aquila;
a proposito del DDL 1865;
mi piacerebbe proporre ai lettori ‘muratorini’ questa mio ‘commento-domanda’ che le ho posto quest’estate alla quale lei non ha dato risposta:
Giorgio (Muratore),
una piccola nota le do del tu perché è convezione dei blogger usare un tono confidenziale con gli avventori dei blog.
Vorrei farti alcune domande, ma che sia chiaro non m’interessano le contrapposizioni ideologiche estenuanti che trascurano i problemi concreti.
Tu hai assistito e partecipato (da critico) all’evoluzione architettonica degl’ultimi cinquant’anni.
Una piccola nota statistica «dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata del nostro Paese è aumentata del 500%» (Dato tratto dal ‘Dossier sul consumo del suolo del WWF Italia’)
È possibile che quest’ondata di cemento senza tregua (ad eccezione di una fase che va dagli anni 70-80) sia stata trascurata dalla critica? È possibile che si sia fatto finta di niente?
Io credo che gli architetti e i critici più autorevoli siano da denunciare in toto per omissione di soccorso nei confronti del paesaggio italiano.
Con la tua risposta si conclude questa inchiesta non so perché ma mi è venuto in mente un capitolo dell’ultimo libro di Franco Purini, La misura italiana dell’architettura (Laterza, 2008) dal titolo ‘Le dialettiche generazionali’. Per chiarezza ti cito i punti salienti (scusa la lunghezza):
«Primo progetto culturale.
Il primo progetto culturale riguarda gli architetti dai settanta agli ottant’anni e oltre. Si tratta di un gruppo di progettisti – a cui appartenevano anche Roberto Gabetti, Aldo Rossi e Gianugo Polesello -
tra i quali Vittorio Gregotti, Gae Aulenti, Guido Canella, Glauco Gresleri, Enzo Zacchiroli, Aimaro Isola, Valeriano Pastor, Alberto Gatti, Pietro Barucci, Paolo Portoghesi, Renzo Piano, Luciano Semerani, Alessandro Anselmi, Salvatore Bisogni, Umberto Riva, Aurelio Cortesi, Guido Canali. Si tratta di achitetti le cui opere si pongono tutte sotto il segno di un rapporto autonomo e consapevole nei confronti dell’architettura moderna. […]
Il secondo progetto culturale è stato proposto e sviluppato dagli architetti la cui età va dai sessanta ai settantenni, la generazione di chi scrive, di Adolfo Natalini, Pierluigi Nicolin, Giangiacomo D’Ardia, Gianni Accasto, Daniele Vitale, Marco Peticca, Emilio Battisti, Sergio Grotti, Lucio Altarelli, Rosario Pavia, Giancarlo Carnevale, Dario Passi, Francesco Cellini, Paolo Melis, Francesco Venezia, Antonio Monestiroli, Ariella Zattera, Meri Angelini, Claudio D’Amato, Luigi Calcagnile, Pietro Derossi, Massimiliano Fuksas, Franco Zagari, Lucio Barbera, Umberto Cao, Laura Thermes, Paolo Martellotti, Massimo Carmassi, Culotta-Leone, Giovanni Rebecchini, Augusto Romano Burelli, Massimo Scolari, Danilo Guerri. In continuità con la generazione precedente, insieme alla quale hanno dato vita a un confronto costante, a volte polemico, gli architetti citati si sono misurati sostanzialmente con il problemi linguaggio, all’interno di quella nuova condizione che determinò la loro formazione, ovvero la scuola di massa. Una scuola che richiese parole d’ordine pensate come slogan a comprensione istantanea e a vocazione omologante. […]
Terzo progetto culturale.
Il terzo progetto culturale è quello formulato dagli architetti che hanno oltrepassato da poco i cinquant’anni. È la generazione di Pippo Ciorra, Carmen Andriani, Aldo Aymonino, Nicola di Battista, Pino Scaglione, Mirko Zardini, Italo Rota, Mosè Ricci, Cino Zucchi, Pietro Carlo Pellegrini, Carlo Terpolilli, Paolo Desideri, Michele Beccu, Mario Cucinella, Gianfranco Neri, Francesco Taormina, tanto per citare solo alcuni dei protagonisti di questa fascia d’età. Si deve a questa generazione, o almeno a una sezione molto consistente di essa, una scelta inconsueta e, per più di un verso, discutibile: la brusca e improvvisa rottura della continuità con quella precedente, e più in generale con le tematiche italiane. Seconda parte:
[…]
Quarto progetto culturale.
Rifiutando l’identità italiana, prima ancora che la stessa idea d’architettura italiana, gli architetti tra i quaranta e i cinquant’anni, tra i quali Francesco Garofalo, Stefano Boeri, Efisio Pitzalis, Renato Partenope, Livio Sacchi, Gianna Parisse, Antonello Stella, Cherubino Gambardella, Nicola Marzot, Marco Casamonti, Paolo Zermani, Fabrizio Rossi Prodi, Luca Molinari, hanno fatto proprio, con lievi correzioni e pochissime, ma significative, eccezioni orientate a un’innovativa reinterpretazione dell’identità dell’architettura italiana, il progetto culturale dei loro immediati predecessori. La loro è stata la prima generazione che si è confrontata con la rivoluzione digitale, vivendola, però, più come l’ambito di un rinnovamento strumentale della disciplina che come l’occasione di una sperimentazione avanzata, relativa a nuove prospettive teoriche per la cultura di progetto. […]
Quinto progetto culturale.
Il progetto culturale dell’ultima generazione oggi attiva, quella che annovera architetti dai trenta ai quarant’anni, come Luca Galofaro, Maria Claudia Clemente, Gabriele Mastrigli, Vincenzo Corvino, Giovanni Multari e quelli dello studio Metrogramma, la cosiddetta generazione dell’Erasmus, si pone m competizione, si pone in competizione, ma sullo stesso terreno, con quello descritto nel precedente paragrafo. Ancora una volta il problema di ricucire lo strappo effettuato dalla seconda generazione non viene sentito e si continua a ritenere che nel migliore dei casi l’architettura italiana sia una buona anamorfosi locale di problematiche estranee e lontane. […]
Finale.
Solo ricostruendo una vera e operante continuità tra i cinque progetti culturali l’architettura italiana o, se si preferisce, l’architettura che si costruisce in Italia, potrà infatti ritrovare, ancora intatta, la sua capacità creativa».
Ho preso Purini come paradigma di un modo di fare critica che sembra avulsa dalla storia reale e materica del nostro paesaggio, mi riferisco alla critica italiana in generale.
Una scuola critica che non può fare a meno di utilizzare la tassonomica semplificazione dei portatori sani d’idee architettoniche.
Una scuola che non vede e non vuol vedere la vera architettura italiana (quella costruita) in questi ultimi cinquant’anni.
Tu fai bene a non pronunciare il nome dell’architetto non noto perché temi le ripercussioni degli amici esclusi ma ti confesso che non esiste un architetto non noto ma esistono una moltitudine di gente che non essendo nelle corde del critico ‘IN’ lavorano ostinatamente per creare qualche isola architettonica (o meno) felice.
Capisco che, per il critico da divano del centro storico (e non mi riferisco a te parlo sempre in generale), sia difficile camminare in luoghi ameni.
Come capisco che per te in questi anni è stato difficilissimo poter osservare quello che molti chiamano ‘sacco di Roma’ (con giunte di sinistra) poiché avevi un annoso problema con quella nefandezza che deturpa Roma: l’Ara Pacis (per chiarezza questa frase è ironica). Non è un’accusa, per carità, è una semplice e spero errata osservazione.
Poiché qualcosa è andato storto credo che occorra rivedere i sistemi di valutazione e liberarsi dalla tassonomia come strumento critico.
Sarà difficile poiché si cade e scade nella solita tragedia dello scontro generazionale, vedi citazione precedente.
Mi devi credere, non voglio fare polemica, io mi pongo una sola domanda come ricostruire quest’Italia distrutta dagli ignavi Ego accademici/architetti manifesti? Un caro saluto”
Salvatore D’Agostino
Link: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2009/10/0071-oltre-il-senso- del-luogo.html












