Archiwatch

Il Blog di Giorgio Muratore

Archivio per aprile 2010

Povero Guido …

Povero Guido …

“ostaggio” … della “cosca” … di San Luca …

Scritto da Giorgio Muratore

30 aprile 2010 alle 19:07

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Scritto da Giorgio Muratore

30 aprile 2010 alle 18:54

Pubblicato in Architettura

Architetture nel mondo islamico …

Alireza Naser Eslami, Architettura del mondo islamico, dalla Spagna all’India (VII-XV secolo), Bruno Mondadori, Milano, 2010.

Un ottimo punto di riferimento per ripensare ai fondamentali rapporti tra oriente e occidente nel campo dell’architettura …

un argomento troppo spesso lasciato da parte dalla storiografia ufficiale …

per evitare brutte sorprese …

per non infragere miti e culti accademici, …

ma, soprattutto, per non pensare, …

nel nome della falsa filologia e delle vere cattedre …

Scritto da Giorgio Muratore

30 aprile 2010 alle 18:50

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Valentino … dalla “lavatrice” … ai fornelli …

e pensare che qualcuno aveva detto che gli sembrava di stare …

alla “Prova del cuoco” …

Scritto da Giorgio Muratore

29 aprile 2010 alle 12:41

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Scritto da Giorgio Muratore

29 aprile 2010 alle 12:37

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Maledetto modernetto …

Emanuele Arteniesi: …

“Caro professore, aldilà dell’illimitata mirabilia di Roma in un pomeriggio di aprile, non c’è volta che uno non torni senza avere brutte sorprese.
Parlo del nuovo modernetto che riveste l’accademia d’Egitto a valle Giulia firmato dal nostro professore di arredamento Alfredo Benedetti.
E’ stato un ottimo docente, mi ha fatto tirar fuori un bel negozio di scarpe femminili, ha curato il mio interesse per caviglie laccetti e tacchi alti, mi ha introdotto all’estetica dell’Iki di Kuki Shuzo…
Ma quel luogo pigro e ombreggiato che era l’accademia d’Egitto, modernista di declinazione nordafricana… con le grandi tessiture di inferriate a schermare le pareti vetrate, di cui se non ricordo male ne resta una traccia nel cancello,… non troppo ospitale, con i portieri mezzo addormentati e sospettosi, ma anche per questo luogo che invitava, incuriosiva… un edificio dalla postura e contegno sicuro anche se di natura modesta… non era più affascinante di questo rinnovato che si offre con la gentilezza di una di quelle nuove botteghe di lusso da quattro soldi che propongono la loro esperienza indimenticabile wine bare friendly concept?… L’ennesima madeleine perduta? Mi sa che non si tratta di essere conservatori …”
E.A.

Scritto da Giorgio Muratore

29 aprile 2010 alle 10:34

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“Il buonsenso non è facile da coltivare” …

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Su indicazione di un commento di Manuela Marchesi a proposito del Renzo “Verde” … abbiamo rintracciato su “La Stampa” del 23 aprile questo sacrosanto articolo di Paolo Pejrone: … “Non piantate alberi in città” : …

“Il buonsenso non è facile da coltivare: è questione di abitudine, e Milano non è mancata all’appello: gli alberi che il maestro Abbado prima e l’architetto Piano dopo hanno proposto per la città con numeri addirittura provocatori (novantamila!) pare non si pianteranno. Troppo costosi e troppo difficili da piantare e da far vivere in maniera decente e degna.

Le piante vanno fatte vivere, e non usate come bandiere. Non sono pali, non sono pubblicità, devono vivere una vita vera e devono poter esistere con dignità, va rifiutato tutto quello che comporta una vita difficile e a rischio per la pianta.

Compito arduo, in una città densa come Milano.

Quando un secolo e mezzo fa si decise di far diventare Parigi una città con alberi, si fece il grande sacrificio di demolire una notevole parte di città antica per fare spazio ai boulevard alberati. Si fecero strade larghe anche 80 metri dando alle piante lo spazio vitale di cui hanno bisogno. Quindi piante che non intralciano il traffico, ma rendono la città estremamente vivibile. Non per niente Parigi è Parigi. Mi domando chi a Milano sarebbe disposto a farsi abbattere la propria casa al centro della città per piantarci qualche albero, ben sapendo che ogni grande albero ha bisogno di circa 100 metri quadrati per vivere in modo adeguato.

Da noi vogliono tutto d’un colpo far diventare le città storiche e quelle antiche delle città giardino o peggio città bosco. E’ una vera utopia. Non è mettendo quattro o più piante che si risolve il problema, bisogna che città e piante si adattino l’una alle altre, è un discorso di convivenza. La città moderna divora la terra, e soprattutto il suo sottosuolo: tra fognature, metropolitane, garage sotterranei e condutture di tutti i generi ne rimane molto poco per gli alberi. C’è una forma di incompatibilità e sofferenza tra il grande albero e la città. Le radici hanno bisogno del loro volume, e soprattutto non sono amiche delle costruzioni e degli impianti che sempre più abbondanti incrociano sotto la strada.

Una pianta in stato precario è infelice, ha un aspetto infelice, vive in maniera infelice. E non è bella né da vedere né da conviverci. Perché piuttosto non fare boschi nelle periferie, nella cintura, dove si presume ci siano spazi più ampi e decisamente più adatti? Spazi a bosco ben previsti, ben studiati, ben piantati. Perché non dare la gioia degli alberi a chi sta ai bordi della città?

Sarà poi una questione di scelte, e questo mi pare molto importante: chi vuole stare a contatto del verde può lasciare il centro per andare nelle periferie alberate. Milano dopo aver valutato e ponderato le varie offerte provocatorie e «silvicole» ha fatto la sua scelta. Per la vita e la salute degli alberi è molto più importante il buonsenso che l’utopia.”

P.P.

P.S. l’immagine è tratta da “Il Corriere …”

Scritto da Giorgio Muratore

27 aprile 2010 alle 19:18

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Maldonadomus …

Riceviamo da Giancarlo Galassi: …

Scritto da Giorgio Muratore

25 aprile 2010 alle 12:20

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Scritto da Giorgio Muratore

23 aprile 2010 alle 17:57

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Canella e i suoi architetti …

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Guido Canella e i suoi architetti italiani del novecento …

Finalmente un libro … scritto da un architetto sulla storia dell’architettura italiana contemporanea, “Architettti italiani del novecento” di Guido Canella (Mariotti Edizioni, Milano,2010) è un contributo, d’autore e da protagonista, che nulla ha a che vedere con la pletora di insulse tesine, divenute tesi di dottorato e quindi pesanti più che ponderosi saggi editi da case prestigiose cui la cronaca recnte ci ha subissato negli ultimi anni e in cui ricerca, e intelligenza sembrano termini che si elidono a vicenda.

Guido Canella, da vecchia e sperimentata volpe di redazione sceglie, invece, con cura i suoi argomenti, le sue prede, nel bestiario architettonico dell’ultimo secolo e ce ne restituisce un quadro partecipato e vivace in cui la curiosità dell’intellettuale fa aggio sull’accademico professionista in nome di una complicità sottile con una serie di personaggi che hanno fatto il novecento e che ad esclusione di Sant’Elia, Persico e Terragni è presumibile Canella abbia conosciuto, tutti, personalmente.

Portaluppi, De Finetti, Muzio, Buzzi, prima, Rogers, Samonà, Ridolfi, Gardella, Albini, De Carli, D’Olivo, poi, a dar ulteriore sostanza biografica ad un’importante sintesi “Dal modernismo al razionalismo” che costituisce l’ossatura logica e critica della prima parte del libro.

Scritto da Giorgio Muratore

23 aprile 2010 alle 17:55

Pubblicato in Architettura

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