Capisco, una cosa è la teoria, altra è la pratica: io sempre in fotografia li vedo (per ora), voi uno ve lo ciucciate dal vero. Avete la mia umana comprensione.
Ma tra poco pareggeremo i conti e allora vedrete che anche qui, in quel di Arezzo, abbiamo i nostri crucci.
A presto.
Pietro
l’esperienza della torre pontina di Latina vista dalla corriera che passa nella città per andare a Roma libera reazioni riflesse senza rabbia… ti si dipingono le sbarre del carcere negli occhi. Bisogna vederla nel pianoro che ha tutto intorno. E’ bello viaggiare in corriera è più psichedelico
Avete mai visto i giubbotti esplosivi che indossano i kamikaze islamici, quei giubbotti che, allacciati al torace, hanno tante tasche tutt’intorno per contenere le granate? Impressionante! Lo stesso effetto mi fa l’ultimo grattacielo (confesso la mia ignoranza; é quello di Gallipoli?)! Fosse il meschino già pronto, con le cariche incorporate, per implodere su se stesso quando si dovesse decidere di demolirlo?
@sergio43
Lei mi potrà dire che è solo una battuta…, ma si vede proprio che non conosce la difficoltà di chi, in quei paesi, vi lavora, magari per scopi umanitari (dicendo che è la per la Pace, ma ha le armi), e si deve guardare da chi lo spetta ai margini di una strada con il “giubbotto”…oppure di chi l’abito è costretto ad indossarlo da uno dei tanti regimi; quest’ultimo, intendo “l’indossatore”, non conosce, come Lei, i grattacieli di Gallipoli…morirà senza saperre cosa sono. Battuta, la sua, infelice.
Saluti
Mauro
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…quello gallipolino è un omicidio al contesto…
salvatore digennaro
28 giugno 2010 alle 11:35
Perchè, gli altri sono omaggi al contesto?
Pietro
Pietro Pagliardini
28 giugno 2010 alle 12:53
No Pietro, ma il caso della città di D’Alema che dice Salvatore è davvero drammatico, se ti capita dagli uno sguardo!
ciao
c
ctonia
28 giugno 2010 alle 16:31
Giusta osservazione sig. Pagliardini!
Solo che quello di Gallipoli mi capita spesso di vederlo da vicino e purtroppo anche da lontano.
salvatore digennaro
28 giugno 2010 alle 16:50
Capisco, una cosa è la teoria, altra è la pratica: io sempre in fotografia li vedo (per ora), voi uno ve lo ciucciate dal vero. Avete la mia umana comprensione.
Ma tra poco pareggeremo i conti e allora vedrete che anche qui, in quel di Arezzo, abbiamo i nostri crucci.
A presto.
Pietro
Pietro Pagliardini
28 giugno 2010 alle 19:14
l’esperienza della torre pontina di Latina vista dalla corriera che passa nella città per andare a Roma libera reazioni riflesse senza rabbia… ti si dipingono le sbarre del carcere negli occhi. Bisogna vederla nel pianoro che ha tutto intorno. E’ bello viaggiare in corriera è più psichedelico
emanuele arteniesi
29 giugno 2010 alle 19:19
Avete mai visto i giubbotti esplosivi che indossano i kamikaze islamici, quei giubbotti che, allacciati al torace, hanno tante tasche tutt’intorno per contenere le granate? Impressionante! Lo stesso effetto mi fa l’ultimo grattacielo (confesso la mia ignoranza; é quello di Gallipoli?)! Fosse il meschino già pronto, con le cariche incorporate, per implodere su se stesso quando si dovesse decidere di demolirlo?
sergio43
30 giugno 2010 alle 10:43
@sergio43
Lei mi potrà dire che è solo una battuta…, ma si vede proprio che non conosce la difficoltà di chi, in quei paesi, vi lavora, magari per scopi umanitari (dicendo che è la per la Pace, ma ha le armi), e si deve guardare da chi lo spetta ai margini di una strada con il “giubbotto”…oppure di chi l’abito è costretto ad indossarlo da uno dei tanti regimi; quest’ultimo, intendo “l’indossatore”, non conosce, come Lei, i grattacieli di Gallipoli…morirà senza saperre cosa sono. Battuta, la sua, infelice.
Saluti
Mauro
mauro
30 giugno 2010 alle 12:04
Io la battuta, mauro, la sua una sviolinata, la mia infelice, la sua stridente. Uno a uno e palla al centro!
sergio43
1 luglio 2010 alle 00:04