Like this:
Be the first to like this post.
Scritto da Giorgio Muratore
31 agosto 2010 a 19:48
Pubblicato in Architettura
5 Risposte
Iscriviti ai commenti con RSS .
I commenti sono chiusi.
Il Blog di Giorgio Muratore
Scritto da Giorgio Muratore
31 agosto 2010 a 19:48
Pubblicato in Architettura
Iscriviti ai commenti con RSS .
I commenti sono chiusi.
Blog su WordPress.com. Theme: The Journalist v1.9 by Lucian E. Marin.

Eh no, professore, non faccia il furbo: dentro questa rete c’è vita, dentro l’altra c’è morte.
Anzi, mi voglio rovinare, la foto di sinistra ricorda vagamente il dinamismo della Zaha Hadid. Dei suoi progetti, intendo.
Saluti
Pietro
Pietro Pagliardini
31 agosto 2010 alle 20:56
illustre precedente dell’attuale tendenza a costruire ampie superfici curve,di varia ampiezza e rotondità,con triangolini e rombetti,ripresa(più che da OMA) da Fucksas e oggi adottata estesamente,per ultimo da Zazà nel teatro andato a fuoco in Cina.In questo caso sono meglio gli interni.
Massimo Palladini
1 settembre 2010 alle 08:25
Il reticolo dei nostri eroi archistar nasce dall’informatica, è il modo per discretizzare qualsiasi superficie e qualsiasi forma, anche quella femminile :-) Con Revit c’è pure un comando che te lo spalma su qualsiasi fesseria tu abbia immaginato. Ah che divertimento questa contemporaneità, vero Isabella?…
ciao
c
ctonia
1 settembre 2010 alle 10:00
Che le calze a rete rendano sexy è dimostrabile facilmente dalla pubblicistica mediatica, ancora non è stato dimostrato che le superfici architettoniche retinate siano al pari di un lato B femminile! Viste dall’interno le reti sono comuni “cancellate” nel senso di negazione della libertà di scambio tra esterno e interno. Di cancellate ormai sono piene le facciate per proteggersi dai ladri, per cui si sta assistendo a una metamorfosi della finestra per civili abitazioni, in “cancellate” appunte, nel senso di scomparse!
isabella guarini
1 settembre 2010 alle 12:06
Come la nota pubblicità del caffè in Paradiso, nel caso del progetto di Koolhaas, Bonolis direbbe “Che poi la rete è il problema minore”
Pietro
Pietro Pagliardini
1 settembre 2010 alle 22:10