Archiwatch

Il Blog di Giorgio Muratore

Archivio per febbraio 2011

Viva la gente la trovi ovunque tu vai …

Scritto da Giorgio Muratore

28 febbraio 2011 alle 18:58

Pubblicato in Architettura

la Cina da Marco Polo a Franco Purini …

Da Eduardo Alamaro: …

“Muratorini, lo so, siete degli specialisti italo-cinesi. I post di questo blog sono stati molteplici ed espliciti sull’argomento, sin nella titolazione. Un paio di esempi, a ricordo: “La cosca di San Luca colpisce ancora … l’architettura italiana per la città cinese” (15 sett. 2010) … ; “OggiaShangai-domaniaDubai, ma architè, … ndò cazzo vai??” (23 sett. 2010) …

Risposta: Ma come: “ndo’ cazzo vado, archi-thè?, a te e sorete!!” Vaco (ed evacuo) a Napoli, città sinologica italiana sin dal ‘700. Perché, se Cristo si fermò ad Eboli, com’è noto, ad Eboli quella Croce di Cristo fu ripresa dal padre missionario Matteo Ripa. Che nel novembre del 1724 costituì in Napoli il primo nucleo del famoso “Collegio dei Cinesi”. Poi riformato e ribattezzato, dopo l’Unità d’Italia, “Istituto Orientale”. Padrino autorevole fu Francesco De Sanctis, laico ministro della Istruzione Pubblica, beati loro dell’800! (notizie fornite dalla sempre giovane prof. Anna Maria Palermo dell’Istituto Confucio di Napoli, nda).

E’ perciò storicamente giustificato che, sempre da Napoli, con l’aiuto della San Luca (sempre sia laudato, mai lordato) & dell’ICE (Istituto Commercio Estero) romano, nel 2010 partissero i missionari del “Grande balzo in avanti dell’Architettura”. A Madonna v’accumpagna!! Croce di Cristo a parte, questi crociati della “Fondazione internazionale per gli Studi Superiori di Architettura”, sono propugnatori della Verità che sta nella progettazione urbana d’Italia nei secoli dei secoli, possibile modello virtuoso per la vorticosa (ma che cosa?) Cina d’oggi. Amen!!

“Onolevoli alchitetti italiani, stavamo ploplio aspettanno a vuje!!! Cin cin llà, faciteve ‘a ccà!!!”, pale (e dispali) che abbiano detto i cinesini melavigliati della bellezza del Primato italiano d’architettura del ‘900. Ottimamente impaginato nel Padiglione Italia all’Expo di Shanghai, nel settembre scorso. Tanto che ben 28 città cinesi lo volevano ospitare a parte. “Lo voglio, lo voglio anch’io”, glidavano i sindaci della Cina. Ma niente da fare: il padiglione Italia è rimasto dove stava.

Andata e ritorno come previsto invece per “L’ARCHITETTURA ITALIANA per la CITTÁ CINESE”, mostra-evento a cura di Uberto Siola e Franco Purini. Giunta in territorio nazionale, la mostra è stata poi ricoverata (la Cina è bi-Cina) prima alla San Luca (“stava un po’ stretta”, pare), poi da venerdì sera sta messa più larga e spaziosa al Pan (Palazzo Arti di Napoli), fino al 25 marzo (la Cina è tri-Cina). Mostra ben impaginata da Renato Capozzi che – con F.Menegatti, D.Nencini, F.Visconti ha curato il catalogo edito da Gangemi, Roma 2010.

C’è sta una overture, una presentazione multivoci alla mostra, venerdì sera. Io ero lì per voi, solo per Voi, miei muratorini! Nel suo intervento, il co-curatore Franco Purini ha sottolineato il senso di finitezza del progetto urbano italiano storicamente identificabile. Si è espresso (ancora una volta, … c’era una volta…) contro l’idea del superamento della città a favore delle metropoli de-materializzata e serializzata. Quella fatta di flussi informatici, di reti, di informazione leggera, di facebook, di immaterialità  tra-lla-llà ….

La rete tecnologica è invece, ha ribadito, solo ospite (non tanto gradita, pare di capire), della materia della città costruita. Ferma e tangibile, talvolta tangente. La rete è un sottoservizio tecnologico necessario. Come le fogne. Come gli impianti di acqua, luce, gas, cavi tv e telefoni. Domanda: … e la telefonia mobile? La critica asciutta sms? Le intercettazioni succose non autorizzate? L’Architettura rubata del Wikileaks? La fuga di notizie edeliziose? Gli implacabili giudici diffusi della ASL (Architetti Senza lavoro)?, dalle Alpi alle Piramidi del fu Mubarok? Chi l’ha svista?

Del resto l’Architettura, dice tra l’altro Purini, è sempre stata madre, padre e nonna delle Arti. Le altre sono solo sue ancelle, anche un po’ ruffiane e puttanelle, alla bisogna. Specie dalle parti di Arcore. Ornamento è di-letto, a molte piazze. Piazze d’Italia metà fisiche, s’intende. Le tecnologie e le tecniche sono solo un mezzo, un mezzo servizio. San Luca e la sua accademia romana sono lì per questo, da secoli: per fare le giunture e i nodi tra le arti. I raccordi e i racconti, forse. (E il teatro? Il corpo, che tutta l’arte partorì?, nda).

Il Vangelo delle arti secondo la San Luca (con esegesi molto Purini), è però un affronto per San Gennaro. Il suo sangue martire –lo giuro, l’ho visto io!– ribolliva nelle palle delle sante ampolle in sala. Specie quando ha parlato lo stagionato e assoluto (nel suo genere) Uberto Siola, curatore. Ha detto le solite cose di sempre, più o meno aggiornate. Un simpatico tormentone, un furbo brontolio che viene da lontano. Curiosamente molto in sintonia con quanto ha detto il giorno successivo (ieri, sabato, ndr) Silvio sulla scuola Pubblica italiana. E cioè che … che la Gelmini ha ragione, … che pure Sgarbi (del quale Siola è amico) ha ragione, …. che i corsi di laura sono una truffa organizzata alla Totò … che l’università fa schifo, … che ad Architettura hanno messo in cattedra degli imbecilli (“ma chi li ha messo in cattedra questi imbecilli?”, gli ha domandato un po’ piccato, Francesco Moschini, nda); che … che … che … che da vecchio e navigato barone politico, qual si dichiara con orgoglio sinistrato, ha consigliato le anime-belle europee di non insistere troppo con i diligenti dirigenti cinesi sulla questione dei “diritti civili”. I cinesi infatti rispondono (“giustamente”, dice Siola, oramai totalmente “made in China-Naples”, garantito, non pezzottato: provare per credere!); rispondono che il primo diritto civile è vivere. Ossia procurare cibo sufficiente per queste moltitudini. (“Non datemi pane, ma parole”, diceva invece quel saggio che cercava l’Essere. Ma ne è passato di tempo! E poi la cultura non riempie la pancia, come è stato di recente autorevolmente ricordato. E tanto meno la riempie la libertà, architetti miei d’Egitto!, nda)

Purini ha purino trattato un secondo punto prospettico: con questa mostra ed altre iniziative in cantiere, s’intende restituire all’Accademia di san Luca il ruolo che storicamente le compete: un luogo di ricerca tra le arti, sintesi-capitale (Roma capitale d’Italia); sintesi tra arti sorelle & arti fratelli d’Italia (comprese quelle arti applicate ed industriali che mi – e ci – stanno tanto simpatiche: da Mastro Giorgio da Gubbio del 1500 al Mastro Giorgio de Roma del 2000 e passa, …, nda).

Vai, andate muratorini & affini, io mi fermo qui e vi passo la palla perché …  “ho detto tutto”, per la misura di una comunicazione blog-gata come questa …. specie di domenica pigra post-pranzo. Venite al Pan (per focaccia) di Napoli … venite a vedere la mostra “L’ARCHITETTURA ITALIANA per la CITTÁ CINESE”!!! Con quattordici, dico 14, proposte progettuali di: Alessandro Anselmi, Salvatore Bisogni, Enrico Bordogna, Gianni Braghieri, Massimo Carmassi, Claudio D’Amato, Pietro Derossi, Antonio Monestiroli, Adolfo Natalini, Franco Purini, Luciano Semerani, Uberto Siola e Nicola Carrino, Laura Thermes, Paolo Zermani,

E spendete anche qualcosa di soldi, che qui la situazione turistica è assai moscia! Come del resto tutto il resto, mancia, della città.”

Saluti da Eldorado, ri-inviato normale a Shangai-Naples, Italy

Scritto da Giorgio Muratore

27 febbraio 2011 alle 23:55

Pubblicato in Architettura

L’ARCHITETTOSURBUZZICHETTO …

Scritto da Giorgio Muratore

27 febbraio 2011 alle 13:30

Pubblicato in Architettura

Sopralluoghi scrupolosi …

Scritto da Giorgio Muratore

27 febbraio 2011 alle 13:08

Pubblicato in Architettura

CARNEVALEROMANO …

ringraziamo Luisa Gentile per la foto

Scritto da Giorgio Muratore

26 febbraio 2011 alle 20:30

Pubblicato in Architettura

Gli Archicefalici …

Scritto da Giorgio Muratore

26 febbraio 2011 alle 20:25

Pubblicato in Architettura

OUTING … una risposta …

Da Pietro Pagliardini: …

Caro Galassi, lei è troppo intelligente, troppo scafato, troppo colto per rappresentarsi come la vittima di un raggiro. La prego, un po’ di contegno!Lei conosce senz’altro la differenza tra l’imperativo categorico e l’imperativo ipotetico, cioè la differenza tra ciò che è vero in assoluto e ciò che è scopo per raggiungere un obiettivo, che nel caso si ritenga vero, diventa “imperativo ipotetico apodittico”.
memmo54 non ha fatto altro che dirle questo, non ha negato in assoluto la validità di ciò che lei afferma, ne ha, semmai, messo in evidenza alcuni tratti di …estremismo, se mi passa il termine.
E io convengo con lui. Dove sta il raggiro? Forse è lei che ha creduto di avere fatto proselitismo alla sua “religione”, mentre si trattava solo di una discussione da cui c’è da imparare, almeno da parte mia, ma non a cui diventare fedeli fino al punto di crearsi inutili sensi di colpa.
Perchè, caro Galassi, se la prende solo con noi? Pensa forse che la maggioranza di coloro che avessero eventualmente letto il nostro scambio abbiano capito di cosa lei parlasse e convengano con lei e si comportino secondo quei principi nella pratica quotidiana? Ma lei, in che mondo vive?
Lei ha dimostrato di prendere molto più sul serio, certo criticandolo un po’, il progetto degli studenti di Purini che producono Ortinuovi, piuttosto che il progetto Marconi o quelli degli studenti di Mazzola che producono via Giulia. Questo è un fatto.
Domanda: se ipoteticamente venisse realizzato Ortinuovi come da progetto e via Giulia come da uno di quei progetti, quale dei due farebbe più danni, secondo lei?
Mi interessa molto saperlo, anche se credo di saperlo già, ma mi interessa molto di più che lei lo dichiari apertamente. Solo per chiarezza delle posizioni reciproche. Mi piace sempre sapere chi ho davanti e non mi piace farmi prendere in giro da nessuno.
Grazie
Pietro

Scritto da Giorgio Muratore

26 febbraio 2011 alle 01:07

Pubblicato in Architettura

ONMI …

Da Sergio Marzetti: …

“Dopo l’interessantissima discussione al calor bianco, praticamente alla “daje de tacco e daje de punta”, seguitando l’altrettanto interessante spazio dedicato alle architetture che ci piacciono e sperando che non venga troppo inflazionato, vorrei segnalare questo asilo-nido targato Opera Nazionale Maternità e Infanzia, situato sulla via Casilina, alle spalle del quaroniano “Casilino 23”, ora “Villa De Santis”. Misurata monumentalità, attenti rapporti, ottimi e durevoli materiali. Sorge una mia piccola curiosità che il Professore potrà soddisfare. Per i valori indicati, per la vicinanza, un chilometro in linea d’aria, con il Centro Sperimentale di Cinematografia sulla Via Tuscolana, mi sembrerebbe di vedervi la mano di Antonio Valente di cui il blog si è meritoriamente interessato qualche mese fa.. E’ questo possibile?
P.S. Vogliate scusare i deturpanti scarabocchi in primo piano, Due civiltà a confronto!”

S.M.

 

Caro Marzetti: …

Purtroppo, non ho la più pallida idea di chi sia il progettista …

Scritto da Giorgio Muratore

26 febbraio 2011 alle 00:59

Pubblicato in Architettura

Cadeau …

“un pensiero che spero vorrà pubblicare.
saluti”

Leonardo Piscazzi

Scritto da Giorgio Muratore

25 febbraio 2011 alle 19:11

Pubblicato in Architettura

Nani sulle spalle di giganti …

Scritto da Giorgio Muratore

25 febbraio 2011 alle 15:58

Pubblicato in Architettura

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