Oppure di quelle case editrici che ti assicurano cento copie a cento euro, di cui due depositate presso le biblioteche nazionali di Roma e Firenze, perchè l’accademia, in quanto circolazione del sapere, possa giovarsene…Oppure di quei convegni che ti chiedono trecento euro di registrazione…catering compreso, ovviamente…Oppure di quegli insegnanti che mettono il proprio, e solo il proprio testo, in bibliografia, come testo di riferimento…non sia mai che ci scappa la ristampa…Oppure di quei docenti che ti chiedono di citarli nei tuoi articoli su “Qui Fregene”…Oppure di quei professori che ti dicono: ma conosci qualcuno allo IUAV, che magari mi fanno presentare la mia ultima fatica in Aula Tafuri…?
Sempre grande Fasullus!
Stendiamo un velo pietoso sull’editoria di ricerca nelle nostre facoltà. Penso che siamo fuori dal mondo e facciamo ridere i polli (o le galline, per stare in tema). Conosco diversi coetanei diventati ricercatori Icar/14 praticamente senza veri titoli pubblicati (parlo perchè c’ero e conosco i soggetti).
Recentemente ho visto “The social network”. A parte la stronzaggine di Zuckerberg, il suo genio non poteva crescere nei nostri dipartimenti. Potrebbe nascere, e magari è nato, però senza humus e senza “cibo” si muore. E molti di noi sono “morti”. Peccato, magari qualche “stronzo” come Zuckerberg, sub specie architettonica, l’avevamo e non ce ne siamo accorti.
Quando non si hanno santi in terra bisogna tovarselo in cielo? E’ questo che vuolo dire.
E se4 i santi in cielo sono troppo impegnati ad architettare architettate!
Allora…. che si fa?
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Oppure di quelle case editrici che ti assicurano cento copie a cento euro, di cui due depositate presso le biblioteche nazionali di Roma e Firenze, perchè l’accademia, in quanto circolazione del sapere, possa giovarsene…Oppure di quei convegni che ti chiedono trecento euro di registrazione…catering compreso, ovviamente…Oppure di quegli insegnanti che mettono il proprio, e solo il proprio testo, in bibliografia, come testo di riferimento…non sia mai che ci scappa la ristampa…Oppure di quei docenti che ti chiedono di citarli nei tuoi articoli su “Qui Fregene”…Oppure di quei professori che ti dicono: ma conosci qualcuno allo IUAV, che magari mi fanno presentare la mia ultima fatica in Aula Tafuri…?
filippo de dominicis
30 agosto 2011 alle 20:16
Sempre grande Fasullus!
Stendiamo un velo pietoso sull’editoria di ricerca nelle nostre facoltà. Penso che siamo fuori dal mondo e facciamo ridere i polli (o le galline, per stare in tema). Conosco diversi coetanei diventati ricercatori Icar/14 praticamente senza veri titoli pubblicati (parlo perchè c’ero e conosco i soggetti).
Recentemente ho visto “The social network”. A parte la stronzaggine di Zuckerberg, il suo genio non poteva crescere nei nostri dipartimenti. Potrebbe nascere, e magari è nato, però senza humus e senza “cibo” si muore. E molti di noi sono “morti”. Peccato, magari qualche “stronzo” come Zuckerberg, sub specie architettonica, l’avevamo e non ce ne siamo accorti.
ctonia
31 agosto 2011 alle 10:14
Quando non si hanno santi in terra bisogna tovarselo in cielo? E’ questo che vuolo dire.
E se4 i santi in cielo sono troppo impegnati ad architettare architettate!
Allora…. che si fa?
libera antonia
31 agosto 2011 alle 19:07